Tutto da cambiare, Tonino!

Tutto da cambiare, Tonino!
Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate!

lunedì 26 dicembre 2011

Magie di Natale

La mail più bella che mi è arrivata in questo periodo di dicembre me l'ha spedita il mio amico Marco. Riportava le immagini di una statua che si trova in Lituania, chiamata "il seminatore di stelle". Lì per lì non sembrava niente di particolare. La prima foto infatti mostrava la statua di giorno. La magia si è accesa con l'immagine della statua di notte. Eccola qui:


Mi ha emozionato tanto e la voglio condividere con chiunque passi per caso di qui. Quindi un grazie a chi l’ha fatta partire, perché ha rinvigorito dentro di me la forza della speranza e dei sogni. Anche io, nel mio piccolo, ho fatto una sorpresa per questo Natale. Ho fatto recapitare il mio ultimo libro al figlio di una persona che ho conosciuto all’inizio del 2011 e che ho visto in tutto due volte. Però i nostri incontri sono stati simpatici e cordiali e ho avuto quella strana sensazione di quando conosci una nuova persona, ma ti sembra di essere già in confidenza, come se la conoscessi da tempo. Quindi ho comprato un bel biglietto di auguri (quelli della Milk, con le fotografie, che adoro) e dopo aver scritto una letterina mignon, ho allegato il mio regalo per questo bimbo, che aveva già i miei primi due libri. Gliel’ho fatto recapitare da mio marito, che lavora lì vicino. Mi sono divertita un sacco a immaginare la faccia sorpresa e perplessa del mio conoscente, che all’inizio non si sarà probabilmente nemmeno ricordato di chi fossi …. Poi però me lo vedo, inforcare gli occhiali per leggere meglio, allontanare da sé un attimo il biglietto e rimanere a pensare un po’ finché una lampadina nel suo cervello s’illumina, probabilmente accompagnando la consapevolezza al ricordo di un’immagine o di una frase. Un pensiero di Natale, che scavalca il traffico, la distanza dei lunghi mesi e la poca conoscenza. Anche questa è una piccola magia di queste feste.  

mercoledì 21 dicembre 2011

punti di vista ...

Situazione: io in cucina mentre preparo la cena. Sono in ritardo con la tabella di marcia. I bimbi sono in sala. Ad un tratto sento lei che urla di rabbia e subito dopo comincia a piangere ….
“Ehi nanetto, cosa sta succedendo?”
“Lei piange” (casomai fossi sorda …)
“E perché piange?”
“Non è successo niente” (negazione dell’evidenza …)
“Allora come mai piange?” (mamma insistente e rompiscatole)
“Eh, lei mi ha morso ed io per sbaglio le ho pestato la faccia con il piede. Ma non l’ho fatto apposta!” (no comment …)

domenica 18 dicembre 2011

Una scintilla

Ho sentito dell’uccisione dei due ambulanti senegalesi in Piazza Dalmazia alla radio. Mi sembra impensabile anche solo arrivare a pianificare una cosa del genere. Mercoledì a scuola di mio figlio i bambini più grandi hanno appeso uno striscione alla cancellata della scuola “NO AL RAZZISMO”. Si è levato, spontaneo, un applauso da parte dei genitori in attesa. La sera poi, mentre guardavo il telegiornale, ho visto tutta quella gente in piazza, intervenuta a manifestare la loro partecipazione e commozione. Il loro dispiacere e sgomento.  Poi ho letto delle saracinesche abbassate dei negozi, dei banchi di San Lorenzo chiusi, della serrata spontanea dei commercianti fiorentini. Allora mi sono commossa e dentro di me ha preso un po’ più fuoco quella scintilla che cerco di alimentare sempre per credere nella bontà dell’essere umano. E mi è tornato un flash alla mente di quest’estate, quando con mio marito ed i bimbi andammo a visitare Atri. Appena usciti dal magnifico Duomo, avevamo visto arrivare una processione per un funerale. Ci ritirammo rispettosamente a debita distanza per lasciar posto al corteo funebre. Avevo notato un piccolo negozio che vendeva le ceramiche di Castelli. Però era inspiegabilmente chiuso. Ne ero rimasta dispiaciuta perché mi sarebbe piaciuto poterle ammirare e, chissà, magari comprare qualcosa. Proseguimmo la nostra visita e al ritorno verso il parcheggio trovammo il negozio aperto. Entrai. La signora, molto anziana, pareva avesse più voglia di chiacchierare che di vendere. Così, mentre mi incartava una piccola campanella di ceramica, mi spiegò che aveva tenuto chiuso il negozio durante il funerale per rispetto alla persona che era morta. “Lo conoscevo”, mi disse solamente, non mascherando una certa commozione. Mi colpì molto questo gesto. L’essere umano, dunque, non è vinto.        

voglia di leggerezza

Ho studiato un po’ di economia una ventina d’anni fa e non me la cavavo nemmeno male, ma in fondo ero altro. Qualcosa di diverso, che con i numeri ha sempre avuto poco a che fare. Anche i prezzi dei prodotti mi scappano dalla testa, non si fanno catturare. Sono capace di ricordarmi un’espressione, una frase, un movimento, un’occhiata di un secolo prima, ma con i numeri … è un’altra storia. Ho una memoria sentimentale, come la chiamo io. Così sinceramente nelle pagine di economia dei giornali un po’ mi perdo. In questi giorni poi, se hai il sorriso sulle labbra, la maggior parte della gente ti guarda quasi male. “Che avrà da ridere questa qui?”. T prendono o per una privilegiata o per una che vive fuori dal mondo. “ Ma non li legge i giornali, non li vede i notiziari in tv?” Sì. Ma anche no. Sì, i giornali li leggo e il Tg, magari di nascosto dai miei figli, ma lo ascolto. Di nascosto perché ancora non li voglio inquinare con tutta la robaccia che ci raccontano. O magari a volte ascolto la radio. Monti mi sembra un distinto signore chiamato a fare un minestrone affacciandosi a vedere cos’è rimasto in frigo. Certo che qui fra l’aumento dell’iva, la nuova ici - imu (che poi, perché gli hanno cambiato nome?), le brutte notizie sulle pensioni e tutto il resto, c’è poco da stare allegri. Allora mi guardo intorno mentre giro per le strade, e apro bene le orecchie a carpire stralci di conversazioni fra la gente comune. Ci sono, appunto, poche persone che sorridono. Malgrado il periodo che si avvicina alle Feste e le illuminazioni scintillanti delle strade, per ora quasi nessuno si ricorda che siamo vicini a Natale. “Siamo sull’orlo del baratro”.” Si finisce tutti a gambe all’aria”. “Era meglio spenderli e goderseli piuttosto che vederli trasformati in carta igienica” … “compro oro”, “vendo oro”, ” ma quando se li riducono gli stipendi questi parlamentari?”.  Tutto vero. Tutto giusto. Io, però, cerco di sorridere lo stesso. Di sorridere alla gente. Perché onestamente, malgrado mi sia impegnata a capire i riflessi di queste proposte e di queste scelte, poche mi appaiono chiarissime. Mi rendo conto che ci sono fasce deboli di popolazione, anziani e malati, che vivono già al limite della decenza e le nuove tasse e i tagli peseranno in modo improponibile su di loro. Ma mi rendo anche conto che la maggior parte della gente non è più disposta al sacrificio. Non siamo abituati a vivere con la semplicità e l’oculatezza dei nostri nonni. Se mi guardo intorno vedo gente confusa, ma anche negozi con diverse persone ad acquistare, gente seduta ai tavolini di bar a sorseggiare cappuccini, persone in fila ai centri di distribuzione vestiti per i poveri in attesa di avere qualcosa in dono, che sono però già dignitosamente vestite e che non sembrano davvero aver bisogno di fare quella fila, ambulanti extracomunitari che vendono la loro mercanzia con grandi sorrisi che fino a qualche anno fa non avevano. Su questo ci ho fatto davvero tantissimo caso. Loro sembrano più felici. Forse non ci vedono più come quelli che stanno bene.  Quasi quasi qualcuno non ti chiede nemmeno di comprare, ma si limita a scambiare qualche frase. Hanno più voglia di parlare, forse, che di vendere. Chissà perché, mentre cammino per le strade e mi guardo intorno, mi torna in mente la foto dei miei nonni il giorno del loro matrimonio: il vestito elegante di mia nonna, con la gonna plissettata lunga fino al ginocchio, e quelle belle scarpe col tacco. Mio nonno accanto che indossa un completo. Penso alla loro vita: molto lavoro, pochi grilli per la testa, molta capacità di capire ciò che serviva e ciò che invece era superfluo.  Siamo ad una svolta storica. Forse non mi rendo nemmeno conto di quanto duro sarà, ma non voglio sentirmi vinta, non voglio abbattermi. Forse perché avendo due figli piccoli non me lo posso permettere. Mi voglio tenere un po’ del mio sorriso e della speranza da regalare ai miei bambini. Un esempio concreto di come si può alzare la testa e andare avanti. Con le proprie idee, lanciandone di nuove, imparando a fare con meno. Chissà che da tutto questo non ci venga anche qualcosa di buono? Magari recuperiamo il senso e il valore di cose che non hanno prezzo e che abbiamo dimenticato. I sacrifici da fare per “salvare” l’Italia mi fanno meno paura della mancanza di speranza e del nichilismo. Spero in un regalo di Natale per l’Italia. Che nessuno si tiri indietro. Che tutti facciano la loro parte. Che ciascuno di noi intervenga anche nella propria vita quotidiana per portare qualsiasi tipo di beneficio. Che chi ci governa possa fare delle proposte eque. Che ci sia fiducia nel futuro. Non è tempo di egoismi, ma tempo di rimettersi tutti a remare, nessuno escluso. Nessuno si senta di dire che è oramai fuori dai giochi e che non può fare la differenza.  

domenica 11 dicembre 2011

questo ponte così rilassante ....

Mercoledì uscendo dal lavoro mi pregustavo già questo Ponte, programmato da sei mesi! La salivazione da acquolina in bocca era a mille: prendendo un giorno di ferie venivano fuori quattro giorni di riposo. E poco importa se nella mia mente era già chiaro che il riposo sarebbe stato relativo. Mi dicevo che in fondo Piccolo Lui venerdì sarebbe stato a scuola e Piccola Lei … beh, sì, è vero che è vivace … ma forse se fosse stata in giornata buona andava a finire che potevo anche scrivere un po’ e lavorare al mio ultimo libro. Giovedì mattina abbiamo stabilito che, data la bella giornata, saremmo andati “ai mimmi”. Marito Previdente ha detto “io rimango a casa, preparo il pranzo, sistemo un po’ di cose ….”. Così ci siamo stipati in ascensore: io, lei, lui, un passeggino, un monopattino. Data la dimensione del nostro ascensore taglia ultra slim eravamo più o meno incastrati con il monopattino in sospensione sulle nostre teste ed io atteggiata a Statua della Libertà. Poi ai giardini due passaggi con la palla, finché Piccolo Lui hanno trovato un compagno di classe e hanno giocato a calcio. Con Piccola Lei siamo andate all’altalena e a fare amicizia con gli altri bambini che lei immancabilmente abbraccia con un tale impeto che a volte li butta in terra! Quindi a casa, dove Marito Premuroso aveva davvero preparato il pranzo (che bello sedersi a tavola apparecchiata!). Nel pomeriggio compiti con Piccolo Lui e, dopo aver supervisionato il tutto, e dopo che aveva rimesso a posto l’ultima matita, mi guarda e fa “ora si fa l’albero di Natale?” Panico negli occhi di marito Veggente.  “Certo!” faccio io , ignara e incauta ottimista. Il Piccolo Lui ha dato una mano e fatto un discreto lavoro. Lei ha dato entrambe le mani, piedi compresi … quando poi Piccolo Lui ha deciso che poteva bastare ha sparpagliato tutti i rimanenti addobbi inscenando una mitica battaglia. Alla fine ho completato l’albero da sola e l’ho pure recuperato al volo: il povero abete rischiava una rovinosa caduta, lei voleva sbarbare a tutti i costi una pallina che non ne voleva sapere di venir via …. La sera ero distrutta, ma abbiamo fatto tardi lo stesso per scrivere la lettera a babbo natale.
Venerdì con Marito e Piccola Lei siamo andati alla ricerca della mitica astronave Lego di Star Wars. Entrati nel negozio: scaffale deserto. Saccheggiato. C’era tutto il resto. Mancava solo quella. Commessa avvilita ci ha confermato che: sì, era finita, e no, non rientrava prima di Natale. “Non dirmi che adesso dobbiamo attraversare tutta la città col traffico che c’è per andare all’altro negozio???” mi ha chiesto marito incredulo. Abbiamo attraversato tutta la città col traffico prefestivo. Sì. E mi è toccato andare dietro con Piccola Lei che non voleva saperne di stare ancora macchina … e trasformare così mio Marito in autista. Però l’abbiamo trovata. La mitica astronave. Poi, per premio, tutti e tre a fare la spesa al super ….
Sabato abbiamo invitato da noi mio nipote, dato che i suoi genitori e fratelli erano in altre faccende affaccendati. E’ venuto nel pomeriggio, dopo i compiti, ed è stata una bella serata. Anche mio marito, che è cresciuto a pane e Lego, si è rilassato un po’ costruendo delle astronavi con cui poi i bambini hanno giocato. Rimango sempre affascinata dall’inventiva e l’estro che ha nel costruire questi modelli. Il fatto è che non sono scatole di montaggio già predisposte. Abbiamo un cestone di plastica dove via via sono finiti tutti i pezzi di diverse scatole e lui si mette lì, con santa pazienza, e si inventa un modello d’astronave, o un aereo, o qualsiasi altra cosa gli venga in mente. Secondo me dovrebbero assumerlo alla Lego. Perché ci mette un impegno e un amore unici. Ho fatto anche le foto ai modellini che ha fatto ieri e magari un giorno di questi le inserisco nel blog. Pizza per cena, poi scambi selvaggi di carte di Yughi-Oh …. Piccola Lei ha inscenato una bizza per andare a letto degna di un dieci e lode. Non si è risparmiata in niente. 
Domenica: cioè oggi. La famiglia si sta svegliando ed io devo chiudere il computer. Si preannuncia una giornata dedicata all’areosol, dati gli starnuti ed i colpi di tosse di tutte e due le creature …  riuscirò a inserire questo post entro stasera???? … visto che ce l’ho fatta prima di quando pensassi?!  ;-)  

venerdì 9 dicembre 2011

Chi fu?

Chi fu tua madre, ragazza? Dimmi, chi fu? Fu colei che un giorno, un giorno che non seppe leggere nel futuro della sua anima e della sua volontà, ti concepì, ti portò in grembo, e per qualche tempo fu capace di essere per te un cardine? O fu colei che una sera tardi, in una piccola cucina di una casa in affitto, ti parlò piano, continuamente, cullandoti con una voce così dolce, morbida, carezzevole,  calda da strappare il cuore? Ti sentii piangere, parlando, la voce spezzata dai singhiozzi e avvicinai l’orecchio al muro, rubando quel momento. Fu allora che sentii la sua voce che ti consolava, abbracciandoti, ne sono sicura, tenendoti la testa sulle sue gambe e accarezzandoti i capelli. Non riuscii a sentire niente di quello che ti disse, quella donna che mai si sentì chiamare col nome più dolce. Quella che una vita sua non ce l’aveva, perché doveva reggere le vostre, per scelta, per forza o per amore…. Non sentii niente, ti dico, ma so che tutte le volte che ripenso a quel momento, che è diventato anche un po’ mio, non riesco a scordare la tenerezza, la pazienza, il sacrificio di colei che ti cullò. Dimmi ragazza, chi fu tua madre? E tuo padre, dov'era tuo padre?

mercoledì 7 dicembre 2011

"Nel nome di Dio e di buona ventura", si leggeva sui documenti di spedizione dei mercanti

Qualche giorno fa mi sono fatta un regalo: mi sono ritagliata qualche ora solo per me. Quando hai dei bambini piccoli è un lusso che ti concedi solo una volta ogni tanto. Una scappata veloce per vedere la mostra “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità”. E’ iniziata il 17 settembre e finirà il 22 gennaio 2012,  così ho pensato di non ridurmi all’ultimo secondo e organizzarmi per tempo. Anche perché poi, di solito, quando aspetto troppo alla fine accade qualcosa che mi impedisce di andarci. Così ho approfittato di un giorno di ferie, ho affidato la  mimma alle cure amorevoli della nonna e via! Per godermi appieno le mie ore di libertà ho deciso di prendere l’autobus, dato che il tempo minacciava pioggia e volevo evitarmi l’innaffiatura tipica da motociclista a tutti i costi. E poi mi andava di prendermela comoda, almeno per una volta, e farmi un giro in centro andando verso Palazzo Strozzi. Pensavo di scendere dall’autobus in piazza Santa Maria Novella, ma la tizia dietro di me in autobus non la smetteva un attimo di tossire e chiacchierare con la sua amica con una voce così cavernosa che mi è presa l’ansia da “adesso in questo fittume di persone mi appiccicano qualcosa … metti che mi becco l’influenza e poi appesto tutti a casa?!”. E’ andata a finire che in piazza San Marco ho deciso di scendere. Così mi sono incamminata verso via Ricasoli, che era davvero una vita che non percorrevo più, anche perché le rare volte che vado in centro di solito mi dirigo verso Via Cavour. Il fatto è che avere bimbi piccoli ti allontana inevitabilmente dai luoghi che non puoi raggiungere in macchina o a piedi. Passeggiando tranquillamente mi sono fatta tentare da una sosta davanti ad ogni vetrina invitante (a questo proposito ho visto che hanno aperto una libreria di cui non sapevo niente. Non sono entrata altrimenti andava a finire che alla mostra non ci sarei mai arrivata, ma ho visto sulla vetrina che hanno un sito internet, per cui ci farò un salto virtuale …). Ho indugiato ad ammirare negozi di oreficeria che esponevano riproduzioni di gioielli antichi (che adoro) e negozi di scarpe, giacche di pelle, borse. Arrivata in piazza Duomo l’ho attraversata non potendo fare a meno di soffermarmi a guardare Santa Maria del Fiore e il gruppo di ragazzi, chiaramente in gita scolastica, fermi nelle pose più strane a farsi fotografare. Per arrivare a palazzo Strozzi ho preso via Roma e mi è sembrato all’improvviso di essermi calata in un’atmosfera d’altri tempi. Davanti al Savoy si aggirava, testa in su, un giovane in marsina e cappello a cilindro. Seguendo il suo sguardo ho visto che ammiccava ai suoi colleghi sulla terrazza dell’albergo. Ridevano e si facevano cenni d’intesa, mezzo nascosti dallo sventolio delle bandiere. Nello stesso tempo dall’ingresso è uscita una signora con un’immensa ghirlanda addobbata per il Natale. Si respirava un’atmosfera festosa e sgarzullina e ne ho fatto scorta, respirando a pieni polmoni e cercando di stamparmi nella mente quelle immagini … Ma via, via che non c’è tanto tempo, e dopo uno sguardo alla giostra antica con i cavalli in piazza della Repubblica, veloce veloce ho raggiunto la mostra. Ne sono riemersa tre ore dopo, soddisfattissima. Me la sono goduta ed ho assaporato tutto con calma. La mostra è una carrellata che copre un periodo che va dal Medioevo al Rinascimento, dove si mettono in relazione la nascita del fiorino (la Zecca di Firenze coniò prima il fiorino d’argento nel 1237, poi il fiorino d’oro), e il conseguente progresso economico ed artistico legato alla ricchezza che i mecenati mettevano a disposizione per finanziare opere artistiche (sia per promuovere il loro prestigio, sia come atto compiuto come penitenza per aver lucrato sul denaro …gli usurai andavano all’inferno!). Fra le opere che mi sono piaciute di più, a parte l’emozione di vedere esposti dei fiorini e dei manoscritti del XIV secolo, ci sono stati due magnifici quadri di Marinus Van Reymerswaele:  “gli usurai”, con quell’usuraio dai lineamenti così moderni secondo me, intento a scrivere e fare i suoi conti, mentre il collega ci guarda beffardo e famelico e “il cambiavalute e sua moglie”, dove le due figure sono completamente intente a contare le monete sul tavolo, ignari della fugacità della vita. La mostra dovrebbe essere interessante e godibile anche da parte dei bambini. Più  di una volta mi è venuto in mente il mio cucciolo, a come sarebbe stato affascinato. C’erano infatti diversi oggetti capaci di accendere la fantasia dei bambini:  dalle borse a scarsella che usavano i mercanti, alla tasca per i messaggeri dove custodivano lettere e documenti, e poi una magnifica bilancina per oro, una cassettina forziere e un’ingegnosa cassaforte con doppia serratura: una finta e solo scenica, l’altra, nascosta, attivabile da un pulsante segreto. E ancora, il libro segreto dei conti del banco Medici, una lettera cifrata, un modellino di nave mercantile.
Verso le ultime sale ci sono emozionanti dipinti di Botticelli, e nell’ultima sezione, dedicata alla crisi (! La storia si ripete …) e all’uccisione di Giuliano de’ Medici, seguono la splendida opera di Botticelli “la calunnia” (spiegata benissimo dall’audioguida) e il quadro di Ludwig Von Langenmantel “Savonarola predica contro il lusso e prepara il rogo delle vanità”.
Carina anche l’idea di un gioco singolare da fare durante la mostra, che permette di capire il meccanismo delle lettere di cambio. Basta avvicinare il codice a barre del biglietto al computer e si partecipa ad un gioco in cui possiamo vestire i panni di un mercante dell’epoca e cercare di fare scelte oculate per moltiplicare i nostri fiorini.
Unico neo delle mostre in generale è il costo. Pur con il biglietto ridotto (8 euro), sommando il costo dell’audioguida si arriva a 13 euro. Finchè si va da soli non è poi un gran problema, ma quando le famiglie sono numerose il discorso cambia. Inoltre, dopo averla vista, mi sono potuta rendere conto che sarebbe una visita piacevole anche per mio figlio, ma per portarcelo dovrei ripagare di nuovo anche il mio biglietto. E pensare ad un ingresso ridotto per genitore-figlio se il padre o la madre portano il biglietto per dimostrare che sono già andati a vederla? Io l’idea l’ho lanciata ….
Con gli occhi pieni di meraviglie mi sono incamminata verso casa, mentre cominciava a piovere ed io ovviamente non mi ero portata dietro l’ombrello … alle 17.30, col fiatone, stavo correndo su per le scale del mio palazzo, indossando di nuovo, mentalmente, i panni (amati) di mamma.

lunedì 5 dicembre 2011

Un nuovo inizio


Insomma, alla fine eccomi qui. Un po’ sorpresa, devo confessarlo.
Sgombrato il campo dalla proverbiale riservatezza, imbavagliati dubbio e prudenza, mi accingo a iniziare questa nuova avventura. … da quant’è che ci pensavo? Boh, un sacco di tempo per la verità. Non sono una dalle decisioni immediate. Sono una che pondera. Una decina d’anni fa, con molto più tempo a disposizione e meno conoscenze informatiche, avevo già provato. Era il primo di gennaio, giorno che di solito dedicavo a fare buoni propositi per l’anno nuovo, dopo averli vagliati in quel momento pensoso che mi coglieva ogni ultimo dell’anno. Dopo la mezzanotte del 31 dicembre mi veniva spontaneo, almeno mentalmente, estraniarmi dai festeggiamenti per un po’ e fare un bilancino dell’anno trascorso. La mia amica storica ormai lo sapeva (“ovvia, vai l’è partita a rimuginare, ora la c’ha quel momento tutto suo”) e mi lasciava in pace.  Insomma, quel primo dell’anno mi accinsi a cominciare un blog, inserendo il mio primo (e ultimo!) post … e come mi sembra di rivedermi, a quella luce, davanti al computer, tutta ispirata … quando si dice essere convinti! Oggi, dieci anni dopo, con molto meno tempo a disposizione, e dato che ormai il 31 dicembre di bilanci non ne faccio più, rieccoci qui …. E questa volta è il 5 dicembre … motivo per cui questo progetto nasce sotto migliori auspici del precedente, perché lo sanno tutti che via, insomma, i buoni propositi della fine dell'anno, dopo la Befana si sono già di nuovo archiviati insieme all’albero di natale, le palle e i personaggi del presepe … fino al prossimo anno, dove con ogni probabilità saremo pronti a rispolverarli in un nuovo impeto di voglia di fare e di essere …