Tutto da cambiare, Tonino!

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domenica 24 giugno 2012

Sempre a proposito dei reading di poesie ...

Mi riallaccio all’ultimo post di scrittura creativa per esortarvi ad andare a sentire dei reading. Vi assicuro che non è la stessa cosa leggere da soli una poesia. Per fare un paragone, è un po’ come cantare una canzone che ci piace o sentirla cantare durante un concerto: non è la stessa cosa. Perché il lettore, o meglio il performer, non si limita a leggere: la interpreta, la fa vivere, cattura la vostra attenzione usando le sonorità della voce, scandendo le parole, calcando su vocali e consonanti. Durante un workshop ho sentito dei reading della poetessa Rosaria Lo Russo, che leggeva poesie di Andrea Zanzotto e di Anne Sexton ( avete letto “Poesia del ginocchio”? O meglio ancora, in lingua originale, “knee song”? Fatelo!): beh, mi si è aperto uno spicchio di mondo fino a quel momento sconosciuto. In quella breve lezione ci insegnò come si legge una poesia. La stessa emozione, forse più “di pancia”, come si dice a Firenze, l’ho provata sentendo la poetessa Antonella Anedda, che leggeva la sua bella raccolta “Il catalogo della gioia”. Ma può essere altrettanto valido ed emozionante andare a sentir parlare scrittori. A questo proposito mi ricordo di essere stata a Certaldo, diversi anni fa, a sentire Giusi Quarenghi e Andrea Zanzotto e mi è rimasta così impressa una signora che, letteralmente travolta dall’emozione, singhiozzava per la commozione. Fatevi travolgere dalla letteratura!    
Il 30 giugno, nel centro storico di Montaione, si tiene “Liberarti”, un festival con spettacoli, concerti e reading di poesia. Info 0571 699 255

S.A.L. 6: Fate una sorpresa!


Vi assicuro che appagherà voi quanto la persona a cui la sorpresa è destinata! Che fare? Qualsiasi cosa, quella che vi viene a mente e che il vostro cuore sente che è giusta: una telefonata all’amica alla quale pensate sempre ma che non sentite quasi mai a causa dei duri impegni quotidiani, una festa a sorpresa per il compleanno di vostro suocero, un mazzo di fiori all’amica che vi è stata accanto nei momenti difficili, una visita alla mamma solo per fare due chiacchiere … Insomma, sono sicura che basterà pensarci non più di cinque minuti e vi verranno talmente tante cose in mente che non saprete da quale iniziare. Buttate giù una lista e cercate di portare a termine i buoni propositi. Chissà che non nasca qualcosa di veramente bello da tutto questo?    

Giappone. Terra di incanti ... salatissimi!


Giovedì sono andata a vedere la mostra a Palazzo Pitti “Giappone. Terra di incanti”. La mostra è stata allestita in tre musei: al museo degli Argenti si trova “Di linea e di colore. Il Giappone, le sue arti e l’incontro con l’occidente”, la Sala Bianca al primo piano invece ospita “L’eleganza della memoria. Le arti decorative nel moderno Giappone” e alla Galleria d’Arte Moderna invece si trova “Giapponesismo. Suggestioni dell’Estremo Oriente dai Macchiaioli agli Anni Trenta”. Come gusto e interessi personali ho apprezzato particolarmente la prima e l’ultima citata, dato che alla Sala Bianca si concentravano soprattutto ceramiche, che mi interessano un po’ meno. I manufatti sono comunque tutti di famosi artisti del 900, nominati dal governo giapponese “Tesori Nazionali Viventi”e quest’idea in effetti mi affascina molto, mi colpisce e la apprezzo. Al Museo degli Argenti è presente un numero incredibile di capolavori, dove trovano spazio paraventi, kimono, armature da samurai, piccole porcellane, maschere del teatro No e raffinatissimi strumenti musicali (erano esposte anche delle favolose scatole da scrittura da lasciarci il cuore …). Alla Galleria d’Arte Moderna si trovano invece le influenze e i paralleli fra alcuni dipinti e stampe giapponesi e quadri di pittori italiani di metà 800, primi del 900: al di là degli elementi raffigurati, è interessante notare anche l’utilizzo di “inquadrature” e prospettive riprese dagli europei dagli artisti giapponesi  (in mostra anche deliziosi ventagli e lo stupendo cartellone dell’opera Madama Butterfly di Puccini).   

Unica nota dolente: se si desidera vedere tutte le sezioni della mostra, il biglietto costa 18 euro! E’ vero che vale tre giorni e che consente l’ingresso anche alle collezioni stabili dei musei di Palazzo Pitti, oltre al Giardino di Boboli, ma mi permetto di sollevare quest’obiezione: forse per un turista può essere un prezzo accettabile perché riesce a vedere in tre giorni, oltre alla mostra, anche musei d’indiscutibile bellezza, ma non si poteva pensare ad un biglietto ridotto per i residenti? Il fiorentino, infatti, è difficile che riesca a sfruttare il biglietto tre giorni consecutivi, a meno che non abbia preso ferie o non abbia niente da fare. In più, fortunatamente, il Giardino di Boboli è gratuito per i residenti a Firenze, per cui in realtà ho pagato 18 euro per un biglietto che comprendeva anche Boboli che per me sarebbe stato comunque gratis.  

Giappone. Terra di incanti. - Palazzo Pitti – fino al primo luglio 2012 -


lunedì 18 giugno 2012

Inevitabile ... oppure no?


Mi aspettavo che succedesse. Non poteva essere diversamente, purtroppo. Sabato ho portato i bambini ai giardini: da quando li hanno riaperti ancora non avevamo avuto occasione di andarci. Beh, due dei nuovi giochi che hanno installato nei giardini di Campo di Marte, nel Viale Manfredo Fanti, presentano già delle scritte. Sono durati, puliti, un mesetto scarso. Dopo tutta l’attesa per riavere i giardini fruibili (sono stati chiusi per mesi, e fra l’altro alcune modifiche non hanno neanche incontrato il favore della gente. Se pensiamo che Palazzo Vecchio è stato costruito in soli 14 anni nel 1300 …) ecco che qualcuno ha già provveduto a sciupare il lavoro appena concluso. E che dire della “nave”, sempre negli stessi giardini, che è piena di scritte di ogni tipo, parolacce, insulti? Sinceramente ora che mio figlio sa leggere, qualche interrogativo in più me lo pongo … Ma il top l’avevamo raggiunto mesi fa alle gradinate in cemento: in rosso, campeggiava una bestemmia, che poi una mano pietosa è riuscita a cancellare. Dato che è stata cancellata con la stessa vernice, più o meno, voglio sperare che l’autore della frase si sia pentito e abbia posto riparo. Mi chiedo quale intelligenza possa esserci a sciupare qualcosa che è della collettività, qualcosa che è stato pagato con i soldi di tutti. Dove sta il rispetto? Il decoro? La ricerca del bello? Che dire del tabernacolo antico, alle Oblate, decorato a penna? Che tristezza vedere, passeggiando per strada, muri appena finiti di imbiancare già imbrattati da scritte assurde, volgari, offensive. Come se poi una città pulita non fosse più bella e godibile da tutti. Lo stesso discorso può esser fatto per chi butta cartacce per terra, perché fa troppa fatica cercare un cestino. O chi spacca, rompe, distrugge le cose pubbliche e private, senza senso, per il solo gusto di sciupare. A questo proposito mi viene in mente il bauletto del mio motorino, tanto per restare sul piccolo: è chiaramente scassato, aperto innumerevoli volte da qualche buontempone che si è divertito a forzare la serratura. Anche l’altro giorno l’ho trovato aperto, ma ormai non ci faccio quasi più caso; tanto dentro non c’è proprio nulla da rubare, giusto un cencio per pulire la sella (rotta anche quella!) quando c’è bisogno. Allora, per favore, fermatevi a pensare, magari anche solo un attimo prima di fare qualche stupidaggine. E’ proprio solo questa l’impronta che volete lasciare nel mondo?                                                                                                                    

Appunti di scrittura creativa: leggendo poesie ...

Leggiamo poesie a voce alta. O andiamo a sentire poeti che leggono i loro lavori. Ascoltiamo la musicalità delle parole e, anche se scriviamo narrativa e non poesia, cerchiamo di dare alle nostre pagine una musicalità gradevole, un giusto ritmo. Scegliere le parole, anche per il loro suono, può essere un’ottima idea per dare alla pagina una fluidità speciale.  Per questo è importante ampliare il nostro vocabolario: più parole conosciamo, più siamo in grado di plasmare il testo. 

S.A.L. 5 Prendiamo l’abitudine di passare più tempo con i nostri figli. E se facessimo qualche visita culturale (ma divertente) insieme?

 
Un buon rapporto con i nostri bambini, instaurato fin da piccoli, sarà senz’altro utile nei periodi caotici dell’adolescenza. Non potremo decidere un bel giorno di svegliarci e dire ai nostri figli: “Ok, sei cresciuto: da oggi siamo amici. Raccontami tutto”. Immaginate la scena?! Da brividi! Quindi cominciamo adesso a costruire un bel rapporto di fiducia e scambio reciproco. Io cerco di passare con loro, anche singolarmente, giornate un po’ speciali, nelle quali facciamo qualcosa di particolare. L’altro giorno per esempio, con il più grande, sono andata a fare un giro in centro, con puntatina da Feltrinelli e pranzo al Mc Donald. Dopo pranzo avevamo fissato una visita col Museo dei ragazzi di Palazzo Vecchio: “la scala segreta del Duca Gualtieri”. Ci siamo divertiti un sacco. L’animatore era bravo e la visita interessante e istruttiva, sempre con l’ausilio del teatro delle ombre, con protagonista la famiglia di topini che abita Palazzo Vecchio da innumerevoli anni …. Ma chi era questo duca Gualtieri di Brienne? Intanto, e soprattutto: un ambizioso e, come dice quel pettegolo di Giovanni Villani, “piccoletto, brutto e barbucino” . Poi anche conte di Lecce e Duca d’Atene, che si era messo in luce combattendo con i Fiorentini contro i Pisani che assediavano Lucca. Così venne eletto per un anno “Capitano”, ma quando si insediò a Palazzo Vecchio dovette pensare “sai icche? (nel frattempo aveva imparato a parlare fiorentino J) io qui mi ci trovo proprio benino e ci rimango!”. Pensò allora di rendere il Palazzo più imponente, dandogli ancor più l’aspetto di fortezza e fece effettuare delle modifiche (“fece fare l’antiporte al palagio del popolo, e ferrare le finestre”). Per tali modifiche, molto simpaticamente, dette l’ordine di usare le pietre che i fiorentini avevano destinato alla ricostruzione del Ponte Vecchio, distrutto dall’alluvione del 1333. Nella parte di muraglia fatta aggiungere dal Duca (che univa Palazzo Vecchio e il palazzo del Capitano del Popolo) si trova una piccola porticina dalla quale si accede alla scala segreta che fu fatta costruire dal Duca per poter entrare o scappare dal Palazzo senza essere visto: segno che proprio tranquillo tranquillo non si sentiva … è una deliziosa scala a chiocciola molto ripida. Purtroppo questa via di fuga non gli fu molto utile: non aveva fatto i conti con i fiorentini, che  esasperati dalle tasse e dalle prepotenze del Duca, in due balletti lo cacciarono dalla città e non furono proprio “gentili” con i suoi sostenitori … (a questo proposito, in Via Calzaiuoli 83/R, si trova lo stemma di Gualtieri sul muro di una casa. Sotto c’è una targa: “Con questo che fu lo stemma di Gualtieri Duca d’Atene un Cerrettieri Visdomini di mala ambizione tratto le sue case in onta alla città oppressa non impunemente contaminava”.

Dimenticavo, se andate a Palazzo Vecchio non mancate di fare una puntatina alla mostra “Tracce di Firenze – Palazzo Vecchio racconta la città”: una selezione di dipinti che ci raccontano l’immagine di Firenze dal XV al XX secolo. A questa sezione, permanente, si affianca una sezione temporanea, che fino al marzo 2013 ospiterà alcuni dipinti di Ottone Rosai.

     

Questo è l’affresco dell’Orcagna “Il duca di Atene che fugge cacciato da Sant’Anna e dagli armati fiorentini” (1343?) 

Info.museoragazzi@comune.fi.it tel. 055 27 68 224

venerdì 8 giugno 2012

S.A.L. 4: Passeggiare senza fretta


Passeggiate senza una meta precisa, per il solo gusto di passeggiare, e lasciatevi stupire da angoli nascosti della vostra città. Impariamo ad andare a piedi, lentamente. Vi siete mai chiesti dove diavolo stiamo correndo tutti quanti? L’altro giorno sono stata con la mia amica Cecilia ad una visita–spettacolo al Museo Stibbert …. Quasi quasi stavo per rinunciare: qualche problemino per l’organizzazione c’è sempre con i bambini piccoli. Invece alla fine le cose si sono appianate ed è stata una salutare boccata d’energia. Poi ho scoperto una strada deliziosa, romantica, ispiratrice. Sembra di essere in campagna e invece sei in città.  Sarà per la salita, sarà per la quiete, sarà la vicinanza dello Stibbert o dell’antica Chiesa. Oh, tutto è un sogno. Il museo: una meraviglia e una magia. Ho provato una sorta di sindrome di Stendhal mentre lo percorrevamo, un incanto gioioso, il non poter cessare di sorridere durante la rappresentazione che altro non era se non la scusa per farci capire concetti riguardanti l’arte. Bravi i due attori. Abbiamo fatto un salto nel tempo, aggirandoci in quelle sale. Che emozione entrare in quella stanza, da sola, quasi al buio, indovinando le sagome di quattro armature, mentre il cuore mi batteva come fossi tornata una bambina, ritrovando la stessa trepidazione. Poi due chiacchiere al bar, e una breve passeggiata nel giardino attorno alla villa. Che incanto! Quanta bellezza ti invade! Poi son voluta andare a vedere fin dove arrivava quella strada: porta alla fine a Via Bolognese. Ma prima s’incontrano antiche ville, olivi, una scuola di ceramica, un galletto banderuola ed un giardino pubblico, che sembra uno scrigno segreto. C’è da tornare, c’è da tornare! E al più presto!     

Percorso: Via Stibbert e Via di Montughi  - Firenze

Esercizi di scrittura creativa: un gioco.

Divertitevi con un gioco: chissà che non vengano fuori idee luminose che vi porteranno materiale per una storia! E’ un gioco di gruppo: ogni persona scrive una riga (qualsiasi argomento va bene) e poi piega il foglio in modo che la prima riga sia coperta e lo passa alla persona accanto, che dovrà a suo volta scrivere qualcosa (si può facilitare un po’ la cosa lasciando visibile l’ultima parola scritta, in modo che il giocatore successivo abbia un piccolo “aggancio”. In questo caso l’ultima parola può essere scritta nel rigo sotto, in modo da poter piegare agevolmente il foglio e non trasformarlo in un origami!!!) . Si continua così fino all’ultimo partecipante. Poi srotolate il foglio e leggete la storia che avete formato: buon divertimento! Questo gioco lo facevamo ai tempi della scuola. Mi ricordo ancora che ci venivano le lacrime agli occhi dal gran ridere. Potete fare il gioco o “libero” (ognuno scrive qualsiasi cosa gli viene in mente) o dando un tema in generale a cui i partecipanti si dovranno attenere (lo sport, gli animali e così via). Non pensate che sia un gioco inutile e da bambini … ricordate ciò che disse G. B. Shaw: “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”.

venerdì 1 giugno 2012

S.A.L. 3: A me gli occhi, please! E non dimenticate gli orecchi!


 Questa settimana la nostra missione è: ascoltare. Non è affatto facile. E voi lo sapete. Chi non ha mai provato la sensazione di parlare con qualcuno che sta pensando a tutt’altro? Che non ti guarda negli occhi? Che divaga? Che si dondola impaziente da un piede all’altro in attesa che abbiate finito? Che ti interrompe? Che, mentre parli, ti fa una domanda che non c’entra niente? Che volta la testa verso la televisione? Che ti fa capire che vorrebbe essere dappertutto ma non lì? Che non gliene frega assolutamente niente di quello che stai dicendo? Che pensa di avere già capito dove vuoi arrivare e ti interrompe rispondendo a domande che tu non ti saresti mai sognato di fare? Che si chiede: ma chi è questo qui e perché sto parlando con lui!? Va bene, sto un po’ esagerando, ma era per farvi capire di cosa sto parlando. Non sono una persona che chiacchiera molto. Apprezzo anche il silenzio. Ma quando parlo, mi infastidisco se vedo che l’interlocutore è distratto da altro, che interrompe continuamente, che non mi guarda negli occhi (o almeno nella mia direzione!). Come trovo terribilmente opprimente parlare e vedere nell’altro l’ansia di passare ad un altro argomento. Allora mi blocco. O cerco di parlare velocemente e finire in fretta! Ma più spesso lascio perdere, non insisto. L’occhio vacuo uccide ogni voglia di raccontare. Del resto, mi domando: perché chiedete se non vi interessa la risposta? Ascoltare davvero qualcuno invece è un atto piacevole, sempre se non nuotate nell’idea che solo voi abbiate cose interessanti da dire. O almeno se siete delle persone un minimo curiose e aperte a confrontarvi con argomenti diversi. Faccio un esempio: tendenzialmente la fantascienza e i fumetti dei supereroi non mi interessano. No. Però da quando mio figlio si è appassionato, beh, cerco anche io di interessarmi un po’ e lo ascolto sempre quando mi parla di queste cose. Modestamente, mi sono fatta una “cultura”. Ma la cosa più importante è che ho instaurato un bel rapporto con lui, gli ho fatto capire, ascoltandolo, quanto sia importante per me sapere cosa pensa e cosa mi racconta. 
Allora in questa settimana esercitiamoci in quest’arte. Predisponiamoci all’ascolto: con lo sguardo, le espressioni, col corpo. Guardiamo la persona che ci parla. Di più: cerchiamo di non ascoltare solo cosa dice, ma di capire le sue emozioni mentre parla, di comprendere, al di là delle pure e semplici parole, cosa intende veramente comunicare. Abituiamoci ad accertarci, se l’argomento è davvero importante, di aver capito bene i pensieri che il nostro interlocutore ci sta comunicando, magari con domande pertinenti. Siamo empatici! Essere ascoltati è un’esigenza di tutti. Del resto Plutarco scrisse “L’arte di ascoltare” pressappoco duemila anni fa … ma potrei sbagliarmi sul periodo, e per questo sono disposta ad ASCOLTARE le vostre eventuali correzioni J

“Ma era tutto molto diverso, sai: il suo tono, il suo atteggiamento, la sua disponibilità. E io, il tipo ermetico, come sono definito spesso, sentii dentro di me che qualcuno stava girando la chiave nella serratura giusta e le raccontai cose che non avrei mai avuto il coraggio di dire a nessun altro. … a volte tu parli e chi ti dovrebbe ascoltare sta già pensando a cosa farà quando avrai finito il tuo sfogo, oppure a quale film andare a vedere, oppure semplicemente ai propri guai …. E allora che senso ha, mi sono chiesto tante volte, sforzarsi di aprirsi così e rimanere nudi.  … la tua è davvero una domanda di cortesia, quasi un baratto, dato che io ti ho chiesto di te, perché mi parli e già il tuo sguardo mi sfugge e corre lontano e io non posso fermarlo”.
Dal mio racconto  “Un quadratino dentro di te” pubblicato in “Leggere e scrivere in tutti i sensi” – Morgana Edizioni.

Chi sa ascoltare non soltanto è simpatico a tutti ma prima o poi finisce con l'imparare qualcosa. Wilson Mizner
 

Esercizi di scrittura creativa

Eccoci alla nostra missione settimanale per esercitarci nell’arte di scrivere! 

-         Scriviamo tutti i giorni, per almeno 15 minuti, quello che ci è successo nel corso della giornata. Possono essere avvenimenti, incontri, brevi riflessioni o idee;

-         Al risveglio, se riusciamo a ricordare i sogni fatti durante la notte, scriviamoli subito (ci servirà senz’altro un quadernino o un blocco da tenere sul comodino, corredato da una penna che non faccia i capricci): registriamoli, con quanti più detttagli riusciamo  a ricordare. Non badiamo alla forma, buttiamo giù in fretta tutto quello che riusciamo a richiamare con la memoria.

 A distanza di tempo potremo andare a rileggere quanto abbiamo scritto, attingendo materiale per le nostre storie. Avete capito perché questo blog si chiama “penna e blog-notes?!?!? Proprio perché sul comodino tengo sempre una penna e un blocco per scrivere le idee che mi vengono in mente, spesso prima di addormentarmi! Se non le scrivo rischio di stare sveglia per paura di dimenticarle!