Tutto da cambiare, Tonino!

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domenica 26 agosto 2012

Lettura creativa e S.A.L. 13: due lingue sono meglio di una!


Il titolo può sembrare boccaccesco, ma il senso del discorso che affrontiamo è serio. Cerco sempre di leggere almeno due libri all’anno in lingua originale. Non è facile, perché malgrado abbia continuato per diverso tempo a studiare inglese, da più di sette anni non ho più avuto modo di poter andare con la mia amica Stefania a fare “english conversations” con amiche americane ed inglesi. Se vogliamo diventare lettori attenti e imparare dai grandi scrittori, non dovremmo privarci di leggere cosa hanno scritto senza subire il filtraggio dei traduttori. Che fanno sicuramente un ottimo lavoro, ma ci privano in qualche modo di addentrarci nel mondo dello scrittore, nella sua scelta di certi termini piuttosto che altri (ad es. anni fa avevo letto un interessante articolo che esortava ad usare parole corte per dare più forza e ritmo al testo. A fine post potete leggere un interessante brano di Richard Lederer che mi ero appuntata sul mio blocco.) Leggendo il libro tradotto, ci perdiamo in qualche modo la  personalità dell’autore, la sua unicità stilistica, il suo lessico.

Per farvi un esempio illuminante posso citarvi la poesia di Borges “la pioggia”. Eccola qui, nella bella traduzione di D. Porzio:

Bruscamente la sera s’è schiarita

Perché cade la pioggia minuziosa.

Cade o cadde. La pioggia è qualche cosa

Che senza dubbio avviene nel passato.


Chi l’ascolta cadere ha ritrovato

Il tempo in cui la sorte fortunata

Gli svelò un fiore ch’è chiamato rosa

E  il bizzarro colore del granato.


Questa pioggia che adesso acceca i vetri

Rallegrerà nei perduti sobborghi

Le nere uve d’una vite in un


Cortile dileguato. La stillante

Sera mi porta la voce sognata

Di mio padre che torna e non è morto.


Ed eccola in lingua originale:


Bruscamente la tarde se ha aclarado

Porque ya cae la lluvia minuciosa.

Cae o cayo’. La lluvia es una cosa

Que sin duda sucede en el pasado.


Quien la oye caer ha recobrado

El tiempo en que la suerte venturosa

Le revelo’ una flor llamada rosa

Y el curioso color del colorado.


Esta lluvia que ciega los cristales

Alegrarà en perdidos arrabales

Las negras uvas de una parra en cierto


Patio que ya no existe. La mojada

Tarde me trae la voz, la voz deseada,

De mi padre que vuelve y que no ha muerto.


A me piacciono indubbiamente tutte e due le versioni, ma provo un’emozione molto più forte leggendo il testo in lingua originale. La sento molto più intima. Sentite come “gioca” con quel verso “el curioso color del colorado”? Lo sentite il singhiozzo del poeta al penultimo verso? (“la voz, la voz deseada”). Quel “voz” ripetuto diventa quasi una parola onomatopeica. E’ chiaro che non possiamo permetterci di leggere tutto in lingua originale, a meno di non essere poliglotti (che meraviglia sarebbe!), ma laddove potremmo fare un piccolo sforzo, perché non provarci? Aspetto commenti! Cosa ne pensate?   

Small words are the once we seem to have known from the time we were born, like the hearth fire that warms the home. Short words are bright like sparks that glow in the night, moist like the sea that laps the shore, sharp like the blade of a knife, hot like salt tears that scald the cheek, quick like moths that flit from flame to flame, and terse like the dart and sting of a bee.
Richard Lederer

lunedì 20 agosto 2012

S.A.L. 12 LIBERIAMOCI DALLE ZAVORRE!


E’ tempo di vacanze. Di viaggi o soggiorni o gite fuoriporta, o almeno di qualche giorno di ferie, sia pure in città se i pochi risparmi non ci hanno permesso di cambiare almeno per un po’ i nostri orizzonti. Siamo a fare le valigie. Portiamoci dietro poco, dato che l’anno scorso ci siamo messi la metà della roba! Viaggiamo leggeri. Soprattutto, per carità, quest’estate facciamoci un grosso favore e un grosso regalo a noi stessi. Liberiamoci una volta per tutte dalla zavorra dei rimpianti, dei rimorsi, delle occasioni mancate. Basta. Cominciamo a vivere da oggi in poi senza mandare ogni tanto la mente a ripescare qualche momento passato dove dovevamo, avremmo potuto, se solo fossimo …. Non è stato. Amen. Rivangare non serve a nulla. Cominciamo a vivere la vita adesso. Per quel che concerne l’oggi. Occupiamoci di ciò che dobbiamo fare oggi. Occupiamoci di chi abbiamo al nostro fianco oggi. Allora scriviamo una bella lettera al nostro rimorso, rimpianto o a ciò a cui siamo rimasti incatenati per anni. Scriviamogli come scrivessimo ad una persona (ma in qualche caso forse dovremmo davvero scrivere proprio ad una persona …). Ripercorriamo un ultima volta tutto quello che d’irrisolto c’è ancora in noi e poi lasciamolo andare. Diciamo al nostro dolore, rimpianto, rimorso, persona “io ti ho già vissuto. Adesso devo andare avanti. Non posso pensarti più”. E poi affittiamo un pedalò, una barca o una canoa, facciamone una barchetta della nostra lettera e liberiamola in mare, in un lago, in un fiume. Lanciamola come un areoplanino dalla cima della montagna che abbiamo scalato, o semplicemente non scriviamo niente, prendiamoci qualche ora solo per noi e facciamo una lunga passeggiata solitaria meditando un ultima volta tutto ciò cui siamo rimasti legati inutilmente e diciamogli addio. E dopo restiamo a guardare questo momento passare. E dopo un momento, e non uno di più, voltiamoci e cominciamo a vivere la vita che ci aspetta. Leggeri. Con mille progetti da realizzare.

S.A.L. 11 LIBERIAMO UN LIBRO!

 
In vacanza a Marina di Bibbona, appena uscita da un alimentari, di fianco alle cipolle trovo due cassette di plastica con un cartoncino. Ci sono diversi libri dentro. Mi incuriosisco e mi soffermo. Leggo: “libri che vanno e che vengono”. Mi si dipinge un sorriso sul volto. Lo so che l’idea non è nuova, ma trovarla applicata all’improvviso, quando non me lo aspetto, mi fa un effetto strano. Positivo. A dire il vero, le due cassettine sono piene quasi tutte di romanzi Harmony e libri gialli, però … di tanto in tanto fa capolino pure qualche titolo più interessante (anche se tutto dipende dai gusti … ci passo tutti i giorni e ci do sempre un’occhiata!). Allora ho pensato fosse il caso di dare anche io il mio contributo e ho deciso di lasciare uno dei libri che mi ero portata in vacanza: “40 storie nel deserto – piccole storie per l’anima” di Bruno Ferrero. E dentro ho scritto queste parole: “Sono un libro libero. Chi mi possedeva mi ha lasciato perché continuassi a diffondere il mio messaggio. Se vorrai leggermi, portami con te quel tanto che basta per farlo, e poi liberami di nuovo, in modo che io possa continuare a dare gioia a chi leggerà le mie pagine. Non imprigionarmi in una libreria! Sono allergico alla polvere! J

Me lo sono risfogliato con calma, prima di lasciarlo, perche sapete, era la prima volta che liberavo un libro. Ne ho regalati tanti di libri in vita mia, ma liberati mai, era la prima volta. Allora lancio questo SAL: liberiamo almeno un libro. Non importa lasciarlo nei punti appositi. Potete lasciarlo ovunque e forse è ancora più bello, perché trovarlo dove non ci aspetta che ci sia fa ancora più effetto. Allora forza. Iniziamo! Nella sala d’aspetto del dentista, in Chiesa, al lavoro, su una panchina, in un parcheggio, in un bar … quasi come fosse dimenticato. Quasi come lasciare, oltre al libro, anche un piccolissimo pezzettino di noi.