Tutto da cambiare, Tonino!

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domenica 28 ottobre 2012

"Olga, nuda fra le nuvole" - seconda puntata


Quando Angela passa in ufficio per sapere com’è andata, trova Olga contornata dai suoi colleghi. Sta raccontando cosa le è successo. Ha le lacrime agli occhi. Il gruppetto si apre come un corteo quando la vedono entrare: Angela è un’amica speciale e Olga adesso ha bisogno di lei. Oggi non sono andate a prendere insieme il solito caffè delle 10.40, perché Olga è rientrata piuttosto tardi dalla visita.

-          Ero passata a portarti il biglietto per stasera ... Che pensi di fare? Vieni lo
           stesso?

-          Ma sì, certo. Tanto …. Magari mi aiuta a non pensare … e poi mi hanno
           detto che il risultato l’avrò fra dodici giorni. Non posso mica pensare di  
           fermare il mondo mentre aspetto ….

-          Allora passa da me stasera. Mangi un boccone con noi e poi andiamo tutti
           insieme in macchina con Maurizio e i ragazzi.

-          Sette e un quarto da te?

-          Facciamo alle sette. Lo sai com’è difficile trovare posto.

-          Per te sarà uno scherzo! - sorride Olga, pensando che Angela è speciale a trovare parcheggio nei posti più improbabili.

Mentre parcheggia davanti a casa di Angela si chiede se lei abbia detto qualcosa alla sua famiglia. Non sa che accoglienza aspettarsi. Però non le va di parlare di niente che abbia a che fare con la mattinata trascorsa. Le fanno una gran festa, come sempre. Sono accoglienti e ospitali, abituati a vedersi la casa invasa da chiunque. “Hai una bella famiglia” aveva detto la prima volta che li aveva conosciuti e Angela aveva sorriso alzando le spalle, quasi timidamente. Olga l’aveva detto così, a prima impressione, ma via via la maggiore conoscenza e confidenza avevano avvalorato quella sensazione. Così adesso sono tutti seduti intorno alla tavola, tranne Angela, che si è incaricata di scaldare le piadine, e sua madre che finisce di mettere in tavola lo stracchino e il prosciutto crudo, quello buono di Piazza Leopoldo. Olga scaccia la tristezza, sgombra la mente e parla con Marta e Andrea dell’Università, di musica e dei loro interessi. Le piace parlare con loro, farli raccontare le cose a cui tengono e che amano. Hanno occhi e sorrisi grandi e luminosi e si vogliono bene, si vede, e le raccontano delle difficoltà chiedendosi scherzosamente se riusciranno a “sfangarla” quest’Università. Se un giorno avrò dei figli mi piacerebbe fossero come loro, pensa Olga, mentre inizia a spalmare la sua piadina di formaggio fuso. Poi ci adagia sopra una fetta di prosciutto e addenta il primo morso assaporando il sapore fragrante e morbido insieme. Una goccia di stracchino le cade sulla mano e senza pensarci, come una bambina, porta la bocca alla mano e con le labbra imprigiona il formaggio. Si rende conto subito dopo che quel gesto presupporrebbe una maggior familiarità, se non altro, e si chiede perché l’abbia fatto, ma poi, dopo il primo momento d’imbarazzo, le viene da sorridere fra se e si guarda intorno, ma nessuno ci ha fatto caso o ha mostrato di farne.  

-          La vuoi la frutta? – le chiede la “nonna” con i suoi cerulei occhi liquidi.
     -          No, grazie.
     -          Ma sei sicura? Nemmeno una pera da dividere con me?
Olga sorride e annuisce – Va bene, a mezzo va bene, grazie.
     -          Te la sbuccio io – conclude allora lei prendendo un coltello. Le sue mani lavorano con attenzione attorno alla pera. Olga rimane ad osservarla notando quanta cura metta nel togliere al frutto il minimo indispensabile di polpa. La buccia che si srotola via via nel piatto è sottile come una carta velina. Ecco, ha finito. Le porge la sua metà sorridendo incoraggiante, senza scusarsi scioccamente di averla toccata con le sue mani: rugose, nodose di vene in rilievo e macchiate di vecchiaia. Ad Olga viene voglia di baciargliele. O di abbracciarla. Le ha sbucciato una pera ed Olga non sa come ricambiare. Tutte le sue sensazioni da stamani le sembrano amplificate. La mangia riconoscente: è buona, polposa, succosa e zuccherina come tutta la frutta che qualcuno ha sbucciato con amore per te.        
-          Andiamo dai, Caboncina! Sbrigati che siamo quasi tutti pronti … o quanto ci metti a mangiare? – la sollecita Angela sorridendole. Olga ricambia il sorriso: è buffo quel modo che ha di chiamarla ogni tanto, accorciando il cognome e volgendolo a un affettuoso diminutivo. Da Olga Cabonetti è divenuta, a seconda dei casi, “la Cabo” quando parla di lei con altri di comune conoscenza, “Caboncina” quando parlano fra loro o “Cabons” ma in voce più rara e in momenti sempre diversi. Così beve in fretta l’unico bicchiere d’acqua che si è versata durante la cena e si alza. E’ già quasi per le scale con gli altri quando Armida, la nonna, la blocca sul pianerottolo.

-          E la crostata? La crostata? Mica vorrai andare via senza averla assaggiata! L’ho fatta io, sai! - Ad Olga le crostate non sono mai piaciute molto, ma quella non la rifiuta e si mangia tutta la fetta mentre scende per le scale e si avviano a prendere la macchina.

-          Allora vi siete documentati un po’ su questa “figlia di Iorio” o no? – chiede il marito di Angela mentre sono diretti al Teatro della Pergola.

-          Oi oi Maurizio, ora non ti mettere a fare il Professore … non ti basta quando lo fai a scuola per davvero? 

-          Io facevo solo perché così si capisce meglio tutta la storia … però se non v’interessa ….– replica lui, un po’ sulla difensiva.

-          No no, a me fa piacere sapere qualcosa in più. So solo che è di D’Annunzio, ma non ho idea di cosa parli …. – risponde Olga.

-          Allora, è un …. – fa per iniziare a spiegare lui, ma la figlia lo interrompe e finiscono per dirla un po’ l’uno un po’ l’altra inframmezzando spesso la narrazione da varie domande ed esclamazioni “attenta a quello che ti viene da sinistra … ma chi gliel’ha data la patente?” “ma dove hai girato? Perché fai questa strada?” “O ragazzi, quando guidate voi fate la strada che volete, io faccio questa …” “ma poi dove parcheggi?”  “Si prova a vedere se si trova posto a “Lettere”, dietro l’ospedale”. Alla fine trovano posto davvero dove aveva suggerito Angela e si avviano a passo svelto verso il Teatro. I ragazzi hanno fissato con una loro amica e siedono in platea, mentre Olga, Angela e Maurizio occupano un palco. A Olga piace il palco. E’ il posto che preferisce quando va a teatro ed ama, in special modo, proprio quel teatro.

Di solito con suo marito le piace arrivare un po’ prima, percorrere con lentezza la strada fino al Bar Pergola e fermarsi per un caffè, pregustando lo spettacolo che hanno scelto. Quando escono Alfredo accende una sigaretta (“la migliore è quella dopo il caffè”, come dice sempre lui) e si avviano di nuovo, chiacchierando, fino ad arrivare davanti al Teatro che li accoglie con quel suo muro pastello ornato d’edera. Fuori ci sono i soliti gruppetti che invadono la carreggiata, provocando qualche fastidio a chi passa in macchina. Ma cosa importa? E’ una serata di piacere, di chiacchiere, di ritrovi, con quell’atmosfera di rilassatezza e noncuranza. Entrano nel foyer, salgono la scalinata dopo aver mostrato i biglietti ed ecco che il mostrare il biglietto non le ha semplicemente concesso l’ingresso a teatro, ma le ha regalato una porta sul tempo. Si guarda intorno, guarda i volti, gli stucchi raffinati, i giochi di specchi, come a controllare che nessuno abbia messo in disordine qualcosa, come ad assicurarsi che è proprio tutto come l’ha lasciato l’ultima volta. O a volte cerca di immaginarsi le trasformazioni avvenute nei secoli in quel Teatro, a come doveva essere nella versione originaria in legno, ai volti noti del tempo che si sono aggirati in quegli stessi ambienti … la Duse, o Verdi alla prima rappresentazione del suo Machbet … Poi si dirigono sicuri verso il palco scelto, ne prendono possesso. Si siedono. E lei si sente di colpo una dama di corte, osservando lo scintillio delle luci, i drappi del sipario, la pianta allungata a forma di ferro di cavallo. Dall’intimità ovattata del loro palco si guardano intorno curiosi, scrutando la platea, le persone, l’alzarsi e risedersi per far passare i vicini di poltrona, l’affrettarsi degli ultimi ritardatari fino a quando, pian piano, le luci si smorzano e lei respira a fondo socchiudendo un istante gli occhi per vivere, sia pure da spettatrice, nella commedia allestita. Anche stasera è così, a parte il tendere della sua mente a ricascare in un faticoso ripasso delle espressioni facciali dei dottori.

-          Forse essere venuti a vedere “la figlia di Iorio” non è l’ideale per te stasera …. – le sussurra piano Angela distraendola dai suoi pensieri. Olga alza le spalle, scuotendo la testa.

-          Ma no, dai … una bella tragedia, un bel parricidio e via … beh, in effetti, Goldoni sarebbe stato meglio … 

-          Dai dai Caboncina, ora non ci pensare. Zitti zitti incomincia ….

Così si apre il sipario e Olga si cala immaginariamente sul palco, seguendo la storia di Aligi, dei mietitori, di Mila, dell’Angelo Muto alle spalle della donna fino all’uccisione di Lazzaro. “Lazzaro Lazzaro Lazzaro quanta pena si pate per te”, canta il coro delle donne, inscenando contemporaneamente una strana danza. Questo canto accorato le rimane nelle orecchie fino all’epilogo della tragedia e la segue fin fuori il teatro, lungo le strade, davanti a casa.

Continua …

mercoledì 24 ottobre 2012

"Olga, nuda fra le nuvole" – prima puntata

 4 Febbraio, martedì
 
La scalinata che si trova davanti, nella mente di Olga, è come una barriera. Si ferma un attimo ai suoi piedi e poi, con un sospiro, inizia a salire accanto a suo padre, che è voluto venire per forza ad accompagnarla.
-          Che sarà mai un controllino? - gli ha detto ieri al telefono – lo sai che secondo il dottore non è niente di preoccupante.
-          Non importa. Voglio venire lo stesso – ha risposto lui deciso e, per non lasciarle altro spazio per protestare, si è affrettato ad aggiungere – passo a prenderti io. Ti aspetto davanti all’ufficio.
 
Così adesso sono all’accettazione. L’impiegata è scortese mentre Olga paga il ticket. “Possibile che vengano tutti con pezzi da cinquanta?” - si chiede ad alta voce – “come diavolo posso fare a dare il resto a tutti? … Attenda nel corridoio davanti alla stanza trentacinque. La chiamano loro.” Così Olga si siede accanto a suo padre e cerca di prestare un po’ di attenzione a quello che lui le sta dicendo, mentre si guarda intorno e scruta nelle facce dei presenti i pensieri che hanno in testa. Qualcuno è lì solo per un controllo di routine, ma il peggio deve essere passato, se mai c’è stato un peggio. Le loro fronti sono spianate e leggono una rivista o parlano al cellulare. Qualcuno invece ha gli occhi cerchiati e la faccia tirata …. Non siamo mica a Disneyland, in fondo … Così, bene, ci sono due squadre, pensa Olga: “A” i tranquilli e “B” i tirati. Continua a guardarsi intorno mentre dice a se stessa che lei non ha niente a che fare con quelle persone. È solo una cavolata e presto sarà fuori e non sarà successo niente. Rientrerà in ufficio e i colleghi le chiederanno “beh, com’è andata?” “Macché, non era niente! E’ solo quel pignolo del mio medico che ha voluto farmi fare quel controllo, che figurati … c’era gente che aveva bisogno davvero, mica come me, che ho rubato solo del tempo prezioso a quei dottori …”. Intanto ripassa gli avvenimenti, nel caso durante la visita il dottore glieli chieda. Già, il dottore …. Dentro di se spera sia una donna, perché non ha nessuna voglia di farsi palpare da un uomo. Allora, è andata così: qualche giorno fa, facendo la doccia, si è sentita qualcosa di duro al seno. Sente come delle punture, in quel punto. E’ andata dal suo medico, che l’ha visitata, e per lui non è niente di preoccupante: solo scariche ormonali. “Quando fanno male, non sono mai pericolosi, ma ad ogni modo, meglio farsi fare un controllo da un centro specializzato”. Le ha fatto un foglio di richiesta e sotto ha scritto “urgente” e Olga ha cercato di convincersi che quella precisazione non fosse che una banalità. Così eccola qui. L’infermiera esce dalla stanza trentacinque guardandosi intorno e chiama ad alta voce un nome: è il suo. Si alza. Entra nella stanza dopo aver sorriso al padre. A sedere dietro una scrivania c’è un uomo di mezza età. Solleva appena la testa per guardarla mentre scribacchia su un foglio e borbotta qualcosa che Olga intuisce essere una domanda rivolta a lei. Non ha capito un accidente.
“Come scusi?” e si sente quasi in colpa di non aver sentito o di fargli ripetere la domanda.
“Perché fa quest’analisi?”
Così ripete la versione che si è ripassata durante l’attesa come una poesia davanti alla maestra. “Si spogli e salga su quel panchetto in piedi davanti a me.” Così si libera dei vestiti dietro il paravento. Sarebbe facile mettersi davanti al dottore e, alle spalle il panchetto, sollevare prima un ginocchio e poi l’altro per salirci sopra. Però Olga volta le spalle al dottore, sale sul panchetto e poi ruota su se stessa e finalmente eccoli lì gli occhiali del dottore a venti centimetri dal suo seno. L’infermiera ridacchia. “Quante manovre per salire su un panchetto…” pensa, e sta lì a guardarsi la scena. Così lui comincia a palpare e Olga rimane ferma immobile, cercando di respirare il meno possibile e sentendosi poco più di un pezzo di carne. Le mani di lui le danno fastidio: le sembrano delle carezze profonde che scavano dentro di lei … le sembra che possano lasciarle dei solchi. “Fa che non senta niente, fa che mi dica che non è nulla, fa che finisca presto” prega rivolgendosi a quel Dio che le hanno insegnato a pregare fin da bambina.  Lui rimane zitto durante la visita, continuando solo a mormorare dei “mah” ogni tanto. Finalmente ha finito. “Si rivesta. Io farei un’ecografia. Torni in corridoio. La faccio chiamare dalla collega.” E scrive un foglio che l’infermiera porta in un’altra stanza. “Com’è andata?” Le chiede suo padre. “Vogliono fare un controllo ulteriore per stare tranquilli”, risponde Olga cercando di minimizzare. Ma a quella risposta anche a suo padre va via la voglia di parlare.
 
Adesso è su un lettino, sdraiata su un fianco con il braccio piegato dietro la testa. La dottoressa le mette il gel e inizia la sua esplorazione mentre chiacchiera con l’infermiera. 
-          Lo sai che ho visto Barbara nel fine settimana? Era di nuovo con Paolo! 
-          Dai …. Non fanno che litigare ma alla fine tornano sempre insieme … Che avete fatto?
-          Niente di speciale. Una pizzettina e quattro chiacchiere …. –
 
Si sente bussare e poco dopo un dottore entra nella stanza. Dice due parole all’infermiera e poi si avvicina al lettino di Olga. Lei sente la sua presenza dietro la schiena. Non dice niente. Lui fa il giro e si mette a fianco della dottoressa. Olga tiene gli occhi fissi davanti a sé e non li alza per guardarlo, ma sente il suo sguardo su di sé. Lui non guarda il monitor. Guarda lei. Che cosa guarda … forse la piega del seno che si appoggia morbida sul lettino o la lucentezza della pelle spalmata di gel …. Mai visto due poppe alla tua età? Le verrebbe voglia di chiedergli, ma naturalmente non dice nulla. Finalmente se ne va.“Io non vedo nulla signora” conclude la dottoressa volgendosi a guardarla e Olga ha la tentazione di dire “ok bene così allora me ne vado. Grazie tante” ma la dottoressa non è soddisfatta. Lei vuole sapere. “Mi dice esattamente dove se lo sente?” le chiede, infatti. Così con sforzo se lo cerca: da quando se l’è scoperto toccarsi in quel punto le fa effetto. Guida la mano di lei a sentirlo. Allora lei ci passa sopra il suo strumento. Ecco. Ora l’ha visto. Ci gira intorno. Ci gira intorno. Preme. Gira. Si è fatta silenziosa, accigliata e il suo corpo si è proteso più vicino allo schermo … tace. Le vicende di Barbara adesso non le interessano più. “Francy mi prepari un ago per favore?” - finalmente la sua voce riemerge dalle sue indagini – “Adesso facciamo un ago aspirato e così controlliamo meglio, d’accordo? Lei stia rilassata e vedrà che non sentirà niente”. “Sul fatto di non sentire niente ho i miei dubbi” risponde Olga, e chiude gli occhi sull’immagine della dottoressa che cerca di sorriderle incoraggiante, ma il sorriso è incerto, appena abbozzato … e poi non vuole vedere l’ago e cosa diavolo stanno per farle. Cerca di estraniarsi dal suo corpo per evitare di sentire il dolore e stringe forte i denti serrando le mani a stringere i bordi morbidi del lettino ogni volta che sente l’ago che s’infila profondo nella sua pelle. Adesso passa adesso finisce domani tutto questo sarà solo un ricordo – si ripete ossessivamente cercando di cullarsi come farebbe con un bambino spaventato. “Ecco fatto. Si può rivestire” conclude finalmente la dottoressa e porge all’infermiera quel tubicino in cui ha imprigionato una parte di Olga. Poi non dice altro. Olga si rialza. Fa per avvicinarsi a riprendere i suoi vestiti. Si sente confusa. Aspetta che le dicano qualcosa, ma nessuno dice niente. Si domanda che fare. Se deve chiedere. O non chiedere. Resta in piedi, ferma in mezzo alla saletta fino a quando sente la sua voce che domanda “ma allora cosa ….” E la domanda le muore in gola. La dottoressa si volge. Le sorride. “Allora adesso lo facciamo analizzare. Se è benigno rifacciamo un controllo fra qualche mese. Va bene?” Va bene? No. Non va bene per niente. Non va bene che tu me lo dica così come se ti avessi chiesto dov’è il distributore automatico di merendine …. E poi non è questa la risposta che volevo da voi stamani, pensa Olga mentre si volge verso il mucchietto dei suoi vestiti. Nel farlo incrocia lo sguardo dell’infermiera che si affretta a specificarle che il ticket lo può pagare anche quando viene a prendere i risultati. Ah che bellezza! Ora sì che ci siamo! Quanta umanità, grazie infinite …. Rimane a fissarla un secondo senza dire niente e allora lei le sorride, come a scusarsi … diamine, non è mica colpa sua se sei malata, no    
Olga rientra nel camerino per rivestirsi e mentre lo fa si guarda allo specchio rendendosi conto che la parola “biopsia” è entrata a far parte della sua vita.
“Che ironia” sillaba l’immagine riflessa, con un sorriso amaro e incredulo, “è stata davvero solo questa la mia vita? …. E i soldi risparmiati per costruirsi un futuro, e le cose fatte “per bene” … che senso hanno avuto?”
Quando Olga esce dalla stanza non ha ancora finito di rivestirsi completamente: ha ancora qualche bottone della camicia da agganciare e la giacca in mano. Si finge occupatissima a riordinarsi mentre pensa a cosa dire a suo padre che la sta già interrogando su cosa è successo, con la faccia preoccupata. “Ora ti racconto, ora ti racconto” gli mormora cominciando a spiegargli e cercando come può di edulcorare la realtà. Come farà a dirgli la verità nel caso …. – si chiede mentre scendono le scale che al loro arrivo le erano sembrate un monito. Ma adesso non ci può pensare. Adesso, per assurdo, deve tenere tranquillo suo padre. Ma lui ha già capito, lui ha già letto il suo volto e la sua mente, perché sono più simili di quanto Olga si sia mai resa conto prima d’ora. 
 
Così tornano alla macchina e Olga cerca di respirare a fondo e si accorge che è uscita fuori una giornata meravigliosa, calda e con un gran sole allegro. Le macchine sfrecciano veloci sul viale e i banchi del mercato della Piazza sono colorati e rimbombanti di allegri vocii. Ed è tutto perfetto. Tutto uguale a prima, ma diverso ai suoi occhi. Tutto dannatamente bello. E’ schifosamente retorico pensarlo ora, si dice Olga. Sì, retorico ma vero. La conversazione è sfilacciata mentre suo padre la riporta in ufficio. Ognuno ha bisogno di seguire i suoi pensieri, ma Olga è contenta di averlo accanto e grata per il fatto che i suoi genitori abbiano così insistito per non farla andare da sola. Lo saluta con un bacio davanti all’ufficio. E’ da quando ha capacità di ricordarsi che saluta sempre i suoi genitori baciandoli.
 
Continua …

Due chiacchiere e qualche segnalazione


Carissimi, eccomi che riemergo solo oggi da un’influenza che mi ha “stesa” per due giorni! Mi sembra mi sia passato sopra un treno, ma oggi sto un po’ meglio e posso di nuovo dedicarmi ai nostri appuntamenti. Due chiacchiere però, e basta, come si conviene fra convalescenti ancora debolucci:

Intanto ho scoperto quasi per caso un libretto delizioso di Michael Bond “Paddington Bear” (HarperCollins Ed.). L’immagine dell’orsetto la conoscevo già, ma non avevo mai letto una sua storia. Leggetelo in lingua, se potete. E’ una storia semplice, che si segue bene, anche se siete principianti. Io l’ho preso in prestito in ludoteca e quindi non so se si trova in Italia.

L’ultimo libro che ho letto è “Borgo Propizio” di Loredana Limone (Guanda): fila via veloce veloce ed è scritto con una vena ironica che conquista. Da tener presente se avete voglia di prendervi un attimo di svago, fare due risate e rilassarvi. Personaggi, a mio parere, riuscitissimi.

Non ho dimenticato, ovviamente, quanto avevo preannunciato nel post del “SAL 21 Prendiamoci cura di noi”: il prossimo post inizia il racconto a puntate “Olga, nuda fra le nuvole”.

Sto pensando a una nuova “rubrica” da dedicare al blog: “Children and Teens”. Segnalazioni specifiche per bambini e ragazzi su eventi e iniziative culturali dedicate a loro. A questo proposito, all’EXFILA a Firenze, vi segnalo che si tengono dei corsi interessanti:

-         corso di scrittura democratica (dai 18 anni): condivisione delle basi della scrittura, elaborazione collettiva di testi, lettura e discussioni sui materiali prodotti. I testi saranno pubblicati su un apposito sito: www.scritturademocratica.it.

-         laboratorio di giornalismo diffuso (fascia età 11-15 anni): scoperta dei linguaggi dell’informazione, lezioni teoriche e pratiche attraverso la realizzazione di indagini sul territorio.

-         corso per la creazione di un sito web (da 16 anni): dall’installazione del software alla personalizzazione e amministrazione del sito creato, ottimizzazione, inserimento nei motori di ricerca.

-         laboratorio ludico-propedeutico ai ritmi e alla danza dell’Africa occidentale (6-10 anni): musica d’insieme e danza.

-         corso base di percussioni tradizionali dell’Africa occidentale (per tutti): studio delle poliritmie tradizionali della cultura Malinke con i djembe e i tamburi bassi .

Info lab@exfila.it  

martedì 23 ottobre 2012

SEGNALAZIONE: concerto alla Galleria dell'Accademia - Firenze

"Alla Galleria dell'Accademia, nella Tribuna del David, sabato 27 ottobre alle ore 21 si terrà un concerto di musiche contemporanee e antiche, tutte eseguite da bambini e giovani musicisti, ad ingresso gratuito. Il concerto è un segnale dato alle generazioni più giovani e un atto di fiducia in un futuro in cui anche la musica seguiti a tracciare i suoi nuovi percorsi attingendo alle inesauribili fonti dell'antico."

 

"Musica favolosa" è il titolo del concerto, che sarà diviso in due parti: la prima è dedicata alla musica contemporanea e la seconda alla musica antica.

 

Brani di Daniele Lombardi: Ideofavole per Beniamino e Spiele per la prima parte, mentre la seconda parte: Arcangelo Corelli (Concerto grosso op. 6 e n. 4) e a Bela Bartok (Kinderstücke). 

 

I bambini fanno parte dell'Accademia Musicale Caruso di Lastra a Signa diretta da Sara Bertolucci e Rodolfo Alessandrini.

SEGNALAZIONE: Let's talk about art

Se avete voglia di esercitare il vostro inglese e parlare di arte, andate a Palazzo Strozzi! Tutti i mercoledì di novembre, in occasione delle mostre Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo  e e Francis Bacon e la condizione esistenziale nell'arte contemporanea , Palazzo Strozzi organizza quattro appuntamenti pomeridiani di scambio linguistico e culturale tra studenti italiani e stranieri.
 
CALENDARIO:


Mercoledì, 7 novembre, ore 17.30
Mercoledì, 14 novembre, ore 17.30
Mercoledì, 21 novembre, ore 17.30
Mercoledì, 28 novembre, ore 17.30
                               
Si può accedere gratuitamente all'attività con il biglietto d'ingresso alla mostra.
Prenotazione obbligatoria.

 
Info: edu@palazzostrozzi.org

tel. 055 3917141

 



venerdì 19 ottobre 2012

SEGNALAZIONE: "INSIEME SI PUO'"

Cari lettori! Una mia amica, da diversi anni, porta avanti con altre persone un progetto di adozione collettiva e sostegno per l'Africa e il Perù. Hanno organizzato una cena buffet. Se sabato siete a Firenze, perché non ci fate un salto?                           
Cena Buffet  Sabato 20 ottobre 2012 ore 19,30
Circolo Gino Baragli - Firenze  Via Cocchi 17
Insieme si può… arrivare sempre con entusiasmo ai nostri incontri e continuare  a sostenere i nostri progetti nati in Africa con l'adozione collettiva della piccola Mouli nella missione delle Sorelle della Consolata nel villaggio di Azovè – Benin, l'aiuto  alla scuola di Massaua – Eritrea; in Perù, il sostegno per interventi chirurgici a  bambini e bambine  con  varie patologie congenite in collaborazione con la Caritas di Lima e l'associazione N.A.A.A onlus.
Come è nel nostro stile si rinnova la  condivisione e partecipazione  di ognuno portando qualcosa per imbandire la nostra tavola con i colori e i profumi preparati con allegria.
 
In occasione ci sarà l'apertura delle attività del Circolo Gino Baragli e saluto ai soci
  
Vi aspettiamo e vi salutiamo con i versi dello scrittore Sergio Barbarèn
 
"Sognate, miei cari amici!
Credete al potere dei sogni, al potere dell'amore.
Non scordate mai che il potere dell'amore può risolvere ogni conflitto, accorciare ogni distanza, risplendere attraverso i muri di cristallo.
Non dimenticatelo mai
"
 
Dal libro "il guardiano del faro"
 
per info: Domenica   failladomenica@hotmail.it 
                Stefania       stefanys@hotmail.it         
 

giovedì 18 ottobre 2012

SEGNALAZIONE: TRA LE RIGHE TROVO ... ME - biblioteca delle Oblate - Firenze

"Trovo parole che hanno bisogno di uscire, perché non rimangano solo pensieri"
corso di Lettura Espressiva per ragazzi 14-18 anni, gratuito, condotto da Ornella Esposito. 
"Attraverso la lettura si assiste non solo ad un processo di conoscenza del mondo, ma anche ad un disvelamento di un mondo interiore che sente la necessità di rivedersi non solo in se stessi ma anche negli altri. Nel processo della lettura ad alta voce, si è mossi dalla necessità di farsi capire e passare un messaggio, una storia. Tale processo nasce da un passaggio inevitabile: comprendere, capire prima di tutto ciò che l'autore ci suggerisce, ci racconta, cosa lo spinge a trasferire da sé all'altro. Per un giovane ritrovare certi modelli, certi eventi narrati da altri e finalmente riconoscerli anche come propri, corrisponde ad un processo di crescita e di aiuto per affrontare nella vita situazioni difficili, difficoltà emotive che creano disagio.
 
Il progetto prevede la costituzione di 1 corso.
 
Si articolerà in 6 incontri, a cadenza settimanale, della durata di due ore in orario
pomeridiano presso la sede delle Oblate, sezione ragazzi, in Via dell' Oriuolo, 26.
 
Alla fine del corso è prevista una lettura pubblica.
Sono aperte le iscrizioni.
Calendario:
Lunedì - 29 ottobre 2012 h. 15.00/17.00
Lunedì - 5 novembre 2012 h. 15.00/17.00
Lunedì - 12 novembre 2012 h. 15.00/17.00
Lunedì - 19 novembre 2012 h. 15.00/17.00
Lunedì - 26 novembre 2012 h. 15.00/17.00
Lunedì - 3 dicembre 2012 h. 15.00/17.00
data della lettura pubblica nel mese di dicembre da definire.
 
INFO: Biblioteca delle Oblate Via dell'Oriuolo 26 -  tel. 055.2616412
 

SEGNALAZIONE: mostra di Deborah Darcy "Dear Giotto"

DAL 16 OTTOBRE AL 24 NOVEMBRE 2012 Deborah Darcy espone la sua collezione di opere su carta che ha creato durante il suo soggiorno a Firenze nel 2012 e che ha voluto "dedicare" a Giotto, omaggio ai colori vibranti dell'artista.

 

LU-VE 9-17

SA E DO 13-19

SACI GALLERY – PALAZZO DEI CARTELLONI

VIA S. ANTONINO, 11

FIRENZE

INGRESSO GRATUITO

 



SEGNALAZIONE: Eventi gratis (anticrisi) per fare due passi e imparare qualcosa (non fa mai male ...)

Ma lo sapete che c'è una bellissima iniziativa gratuita fino al 18 novembre? Si chiama Festival delle Vie Romee: itinerari lungo le antiche vie medievali toscane usate dai pellegrini diretti a Roma. La rete di itinerari tocca la bellissima campagna toscana, Firenze e arriva fino alla provincia di Siena. Durante il cammino sarete allietati dalla vista di borghi e castelli, ville, monumenti, pievi, abbazie. Non avete già voglia di partire? Suvvia! Gambe in spalla! Preparate uno zainetto, panini, borraccia, macchina fotografica. Via a mettervi un bel paio di scarpe comode! Buon cammino!J

 

Itinerari guidati tutti i fine settimana, con prenotazione obbligatoria.

Info Sigma CSC tel. 055 23 40 74

prenotazioni@cscsigma.it

www.vieromee.it  



SEGNALAZIONE: mostra gratuita "Icone" a Palazzo Medici Riccardi - Firenze

Icone, volti noti e persone comuni rappresentano il filo conduttore della mostra. Gli artisti che partecipano si sono espressi sul tema del corpo e del ritratto.

 

Galleria Via Larga – presso Palazzo Medici Riccardi

Via Cavour, 7/r – Firenze

LU-VE 9.00-13.00 e 15.00-18.00

SA e DO 10.00-18.00

 

Ingresso libero

 



lunedì 15 ottobre 2012

Scrittura creativa: lasciate la vostra mente a maggese.


La vostra mente vi propina pensieri confusi e ingarbugliati. Il vostro libro, nonostante l’impegno profuso, non va avanti. Non sentite uno slancio emotivo verso la storia che state scrivendo. Vi sembra che gli impegni, immaginari o reali, vi sovrastino e vi schiaccino. I personaggi sono capricciosi, recalcitranti, sfuggenti malgrado vogliate riportarli ai loro “doveri”. Vi sentite così? Siete stanchi. Punto. Anziché ostinarvi sulle pagine, allora, lasciate la vostra mente a maggese per un po’. Non è un disastro, vi assicuro. Non vuol dire che non avete più idee e che la creatività si è esaurita. Ripeto, siete solo molto stanchi. Allora ascoltatevi, corpo e mente, e fate altro. Assaporate il riposo, riducendo al silenzio la parte di voi che vi rimprovera di non essere produttivi. C’è un tempo per ogni cosa. Recuperare dalla stanchezza è ben diverso dall’essere pigri.

Che cosa potete fare? Per esempio:

andare al cinema o a una mostra, concedervi una gita in un posto che “avevate sempre voluto ma che poi …”, passeggiare senza una meta precisa, giocare con i bambini, cucinare, fare giardinaggio, disegnare, colorare.

A questo proposito, ho scoperto da circa un anno un “mondo” nuovo e rilassante. Avete mai provato a colorare un mandala? O disegnarlo anche, se siete già bravini! E’ comunque un processo creativo e non può che aiutarvi a “concimare” e “lavorare” la vostra mente in questo momento di riposo dalla scrittura. Potete comprarvi un libro di mandala da colorare (non c’è che l’imbarazzo della scelta!) o scaricarli da internet. Diversi siti offrono disegni da scaricare gratis e sono davvero molto belli. Una breve ricerca e sarete sommersi dalle proposte! Colorare un mandala aiuta a entrare in contatto col vostro intimo, a percepire i messaggi inibiti che vengono dal profondo. Concentrarsi sulla colorazione di un mandala ci aiuta a staccare la mente, a osservarci con una sorta di distacco amorevole. L’intuito prende il suo spazio. Pian piano vi estraniate dall’esterno, concentrandovi solo su quello che state facendo. La mente si rilassa. Inizia a vagare, ma non freneticamente. I pensieri prendono forma, si compiono in qualche modo, lasciano il posto ad altri pensieri, in un fluire leggero e riposante. Alcune persone, mentre colorano i mandala, ripetono dentro di sé delle affermazioni rafforzative positive, come dei mantra. Un’esperienza molto significativa emotivamente è colorare i mandala con i vostri figli. Colorare insieme, ognuno chino sul proprio lavoro e in uno stato emotivo rilassato, apre le porte del cuore e facilita il dialogo, soprattutto perché parlare mentre siete impegnati a colorare vi fa beneficiare del “colloquio laterale”. Che cosa vuol dire? Significa parlarsi senza guardarsi direttamente negli occhi, fianco a fianco, senza una visione frontale dell’altro: facilita la spontaneità e la capacità di aprirsi senza riserve. Probabilmente vi ritroverete a parlarvi “confessando” i vostri sentimenti più profondi. Tutto questo apre le porte alla creatività in modo naturale. Probabilmente alla fine potrebbe essere il mandala che avete colorato a raccontarvi una storia. Non preoccupatevi pensando che non avete più la capacità di scrivere o le idee giuste per una buona storia. Se la scrittura abita nel vostro cuore, sarà lei a chiamarvi di nuovo per essere raccontata.

Esistono molti libri sui mandala. Un salto in libreria o una visita ai siti di vendita on-line vi aprirà le porte a un’ampia offerta. Personalmente ho comprato due libri della Macro Edizioni: “Mandala e meditazioni per la vita di tutti i giorni” di Cassandra Lorius (ma questo non è un libro da colorare) e “Coloring mandala” di Susanne F. Fincher. Se poi vi siete appassionati all’argomento o il metodo funziona per farvi venire buone idee, potete approfondire leggendo Rudolf Steiner “L’essenza dei colori” (tratti fondamentali di una teoria dei colori scientifico-spirituale per la creazione artistica) o Carl Jung. I colori che scegliete per il vostro mandala, infatti, non sono casuali, ma corrispondono a dei significati profondi. Che fate? Approfondite?   

S.A.L. 21: prendiamoci cura di noi!


Care donne (mi rivolgo principalmente a voi), ma anche cari uomini, (che volete prendervi cura della vostra compagna, madre, figlia, nonna), ottobre è il mese dedicato alla prevenzione dei tumori mammari. Non alzate le spalle, minimizzando, non ditevi che avete troppo da fare, non trascurate di prendervi cura della vostra salute! Potete rivolgervi ai vostri medici di fiducia, o fare riferimento a delle associazioni che offrono addirittura visite gratuite. Informatevi su internet o dal vostro medico. Personalmente ho avuto occasione di sentir parlare dell’ANT da amiche che purtroppo hanno sperimentato il dolore della malattia. La Fondazione ANT porta avanti progetti di assistenza ai malati di tumore e offre, in base alle risorse reperite sul territorio, visite di prevenzione oncologica gratuita. Dal sito dell’ant (www.ant.it) ho appreso che “il carcinoma della mammella è il tumore più frequente della popolazione femminile e rappresenta la seconda causa di morte nelle Donne tra i 35 e i 75 anni. La diagnosi precoce è una potente arma di prevenzione secondaria di questo tumore, che ogni Donna dovrebbe effettuare periodicamente, attuando l’autopalpazione, eseguendo una visita senologica e sottoponendosi, su indicazione medica, ad indagini strumentali quali l’ecografia mammaria, la mammografia ottica, indicate in modo particolare per le Donne giovani, e la mammografia digitale indicata a partire dai 40 anni (dai 40 ai 50 anni ogni 2 anni; dopo i 50 ogni anno)”. Il PROGETTO di PREVENZIONE dei TUMORI MAMMARI è rivolto quindi a Donne di ogni età:

PROGRAMMA DOBI: prevede, in Donne di età inferiore ai 40 anni, l’esecuzione di:

· mammografia ottica bilaterale (DOBI COMFORTSCAN)

· ecografia mammaria bilaterale

PROGRAMMA MAMMOGRAFIA DIGITALE: prevede, in Donne di età superiore ai 40 anni, l’esecuzione di:

· mammografia digitale bilaterale, dietro richiesta motivata del Medico di fiducia

L’ecografia e la mammografia ottica bilaterale si possono effettuare gratuitamente, previa prenotazione, presso gli Ambulatori di prevenzione oncologica dell’Istituto della Fondazione ANT Italia Onlus, in Via Jacopo di Paolo, 36 a Bologna, mentre la mammografia digitale bilaterale si esegue sull’Ambulatorio mobile ANT o BUS della PREVENZIONE.

Informatevi su www.ant.it o cercate altre associazioni o medici o ospedali di vostra fiducia. Non dimenticatevi di prendervi cura di voi stesse.

Per sottolineare quest’occasione, e per sensibilizzarvi all’argomento, nei prossimi giorni sul blog troverete il mio racconto a puntate “Olga, nuda fra le nuvole”.

Aspetto i vostri commenti, come sempre, e spero che vogliate condividere con me l’impegno di promuovere uno stile di vita sano e buone azioni di prevenzione, per voi stessi e i vostri cari.

Segnalazione: L'Arte ti fa gli auguri


Per il 2012 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali continua a promuovere l'iniziativa "L'Arte ti fa gli auguri". Il giorno del vostro compleanno potete infatti entrare gratis nei musei e se avete meno di 18 o più di 65 anni potrà entrare gratis anche un vostro accompagnatore.



Segnalazione: Roba da matti allo Stensen!

Martedi 16 ottobre, alle 21.00, alla presenza del regista, verrà proposto il film ROBA DA MATTI di Enrico Pitzianti. Ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti.

 

Stensen - Viale Don Minzoni - Firenze

 

lunedì 8 ottobre 2012

PRONTO SOCCORSO EMOTIVO DOPO IL "NO" DI UN EDITORE


Vi ha telefonato. Avete fatto due chiacchiere. Avete parlato del libro che gli avete inviato per un’eventuale pubblicazione. Avete fissato un appuntamento “senza impegno”, ma lungo il “filo” del telefono avete percepito un certo interesse, una disponibilità, una porta aperta. E poi, chissà perché, il colloquio si è concluso negativamente. Non per qualcosa di sbagliato che avete fatto o detto in quella mezz’ora che vi siete visti. Solo che quella scintilla di interesse si è affievolita, o le collane di quella casa editrice non calzano a pennello con la storia, o semplicemente l’editore ci ha ripensato. Fatto sta che dovete digerire un no. Non è facile, perché un pochino ci avevate sperato, vero? Il consiglio è di lasciar depositare il miscuglio di emozioni che si agita in voi e cercare di vedere le cose dall’esterno. Magari maceratevi pure nel dispiacere, ma poi fate un bel sospirone e schiaritevi le idee pensando che:

-         La maggior parte dei manoscritti finisce nel cestino dopo che l’editore (o l’editor responsabile di una collana o il “lettore”) ha dato una rapida scorsa a poche righe: se un editore è arrivato a telefonarvi e a fissarvi un appuntamento vuol dire che ciò che avete scritto vale.

-         Non pensate di aver solo perso tempo ad andare al colloquio con l’editore, dato che l’incontro non si è concluso positivamente. Cercate anzi di riflettere bene su quanto vi siete detti. Anche queste esperienze vi formano come scrittori. Magari quasi per caso siete venuti a conoscenza di informazioni o di modi di analizzare i testi che vi potrebbero essere utili in futuro.

-         Non hanno rifiutato VOI, ne’come scrittori, ne’ come persone. Hanno rifiutato solo un vostro testo. Ed è solo l’opinione di quell’editore. Potreste trovare un altro editore che adora ciò che avete scritto e che ha una collana che si sposa a meraviglia col vostro libro.

-         Prendete spunto per mettervi in discussione: c’è qualcosa nel testo che può essere migliorato? Rileggetelo. E’ davvero buono? Spesso ritornare su un testo scritto diverso tempo prima vi aiuta a coglierne le debolezze e a porre rimedio.

-         Fate una ricerca su internet per individuare altre case editrici a cui  formulare una nuova proposta . Cercate un editore che abbia una collana adatta. Analizzate le collane che propongono ed il catalogo completo. Leggete qualche libro pubblicato dall’editore a cui volete inviare la vostra nuova proposta.

Ma soprattutto domandatevi perché scrivete. E se la risposta, come spero, è che scrivete perché vi dà gioia farlo, allora smettete di ricercare una pubblicazione a tutti i costi. Oggi la pubblicazione di un libro non vi garantisce la notorietà, ne’ tantomeno la ricchezza, prova ne è che anche scrittori piuttosto famosi non vivono solo di diritti d’autore. Potreste ad esempio diventare famosi pubblicando i vostri testi su un vostro sito o su un blog. Se poi volete disperarvi e cedere allo sconforto più assoluto leggete il divertente volume di Giorgio Maremmi “Avalon. L’agenda dello scrittore”, dove si disegna un impietoso ritratto di tutto il panorama che abbraccia la scrittura. Leggetelo e vi renderete conto della posizione dello scrittore, dell’editore, dei distributori, dei librai, dei lettori. Se dopo averlo letto avrete ancora voglia di scrivere, fatelo con la massima gioia. Tutto il resto verrà da sé.

“Ci sono i rifiuti per inaccuratezza, per insabbiamento o per incapacità. Ci sono i rifiuti per viltà, e quelli per prudenza. I rifiuti ideologici, i rifiuti sacrosanti, le ribellioni all’insipienza o all’arroganza. I rifiuti tecnici, quelli per cause di forza maggiore, quelli elegiaci che vorrebbero ma proprio non possono e già rimpiangono, quelli dovuti. I rifiuti basati su una poetica, o sulla linea di una casa editrice. I rifiuti spiritosi, imbarazzati, balbettanti, insinceri; i rifiuti sdegnati, e quelli che semplicemente dicono: non mi piace”.
Mario Baudino – “Il gran rifiuto”