Tutto da cambiare, Tonino!

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Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate!

lunedì 31 dicembre 2012

s.a.l. 23 CALMA!


Carissimi, siete già a prepararvi per una nottata di festa? O state cucinando una cena per i vostri amici? O quest’anno resterete a casa da soli … Qualunque sia il vostro progetto per stasera, da domani alzatevi con un bel sorriso, decisi a fare tutto quello che potete per realizzare i vostri sogni. Respirate profondamente e lentamente: la calma e la Pace del Cuore siano con voi e vi accompagnino per tutto il 2013.                                 

 

Capodanno

Filastrocca di Capodanno
fammi gli auguri per tutto l'anno:

voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile,

voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera,

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco,

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.

Gianni Rodari

Fiorita di neve

Dal cielo tutti gli angeli
videro i campi brulli,
senza fronde nè fiori,
e lessero nel cuore dei fanciulli
che aman le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
ed allora discese lieve lieve
la fiorita di neve.

Umberto Saba

domenica 23 dicembre 2012

Scrittura creativa: tecniche - analessi e prolessi


Ritorna il “caro motivetto”: saper leggere molto spesso vuol dire anche saper scrivere. Dobbiamo spiare lo scrittore per utilizzare a nostra volta le tecniche che mette in campo (sulla pagina!), individuarle, vedere l’effetto che hanno suscitato su di noi. Lo stesso quando si guarda un film. Quello che mi ha sempre affascinato della scrittura è che un pensiero, una volta scritto, diventa qualcosa di “solido”: diventa materiale, si può toccare, sottolineare, fare i becchi alle pagine per ritrovarlo …. Un pensiero scritto trascina la persona che lo legge nel pensiero stesso. Non è bellissimo? Ma come catturarli questi lettori? Non dico tanto i lettori appassionati, ma quelli un po’ più difficili, recalcitranti. Molti scrittori usano analessi e prolessi. Cosa sono? Tecniche che modificano la fabula.

PROLESSI (flash-forward): immaginatevi di essere andati a pesca. State buttando degli ami. O sconvolgendo il lettore con un’anticipazione di un avvenimento che accadrà molto più avanti. E’ un flash che spinge il lettore a girare pagine su pagine per scoprire come si arriverà a quell’avvenimento.  

Esempio: “ma voi non sapete cosa sto per dirvi …” oppure, l’esempio più classico e famoso, è l’incipit del bel racconto “la morte di Ivan Il’ic” di Tolstoj, dove apprendiamo quasi subito della morte del protagonista. Se invece cercate un film che modifica l’ordine della fabula, potete vedere “Pulp Fiction”.

ANALESSI (flash-back): In questo caso sospenderemo l’ordine cronologico degli avvenimenti per raccontare un fatto accaduto in precedenza. Spesso usiamo le analessi per dare corpo ad un personaggio, narrando qualcosa che è accaduto precedentemente e che spiega le ragioni di gesti, comportamenti e scelte. E’ usato moltissimo anche nei gialli, in innumerevoli libri di Agatha Christie per esempio.

Esempio: Uno dei libri che mi viene in mente, che fa uso di analessi, è “La tredicesima storia” di Diane Setterfield, o il film “pomodori verdi fritti” (ve lo ricordate?) dove apprendiamo solo a tre quarti circa del film che chi narra è la protagonista della storia.

Possono esistere anche film o racconti che utilizzano nella stessa scena sia analessi che prolessi, ma in questo caso, al momento, non mi viene in mente niente. Allora ecco che entrate in gioco voi. Chi è così bravo da trovare una scena che le contenga entrambe? Valgono i libri, ma anche i film. La caccia è aperta …    

venerdì 21 dicembre 2012

BUON NATALE

Vi auguro un Natale colmo di Gioia e per il 2013 un anno pieno di voglia di fare, adoperarsi, scoprire, camminare, cercare …

  

 



domenica 16 dicembre 2012

S.A.L. 22: A caccia di buone notizie

Il momento non è dei migliori, lo sappiamo tutti, ma in periodi come questo abbiamo sicuramente bisogno di qualcuno che ci racconti anche notizie positive. Quindi il nostro progetto per la settimana sarà proprio questo: comunicare le buone notizie di cui veniamo a conoscenza. Spargere semi di speranza e ottimismo. Allora comincio io e vi comunico i dati del volontariato in Italia, che ho appreso leggendo un giornale: 650 mila sono i volontari che operano con continuità; 4,8 milioni i volontari occasionali; 35 mila le organizzazioni di volontariato. Di questo dossier mi ha colpito particolarmente la figura di una ragazza cinese, Zhang Jiawen, che fa l'insegnante volontaria in una baraccopoli nel nord dell'India. Ci sono circa cento alunni, che vanno a scuola sotto un tendone, per studiare matematica, inglese e per imparare a scrivere l'hindi. Metà dei bambini non hanno nessuna istruzione e non hanno soldi per libri e quaderni. Un buon argomento per parlare con i nostri figli, riflettere e apprezzare queste persone che si donano agli altri.
 
E voi? Quali buone notizie avete appreso? Volete condividerle in questo blog?   

venerdì 14 dicembre 2012

Scrittura creativa: portiamo le nostre passioni sulle pagine


Spesso ci arrovelliamo su cosa e come scrivere. Giriamo a vuoto. Proviamo a far scendere in noi la calma e la concentrazione. Mettiamoci in contatto con il cuore e restiamo in ascolto di noi stessi: le parole fluiranno sulla pagina. Questo non vuol dire che come per magia saremo in grado di scrivere un pezzo meraviglioso, ma che saremo riusciti a dar voce alle nostre passioni e sentimenti più profondi. Spesso tutto questo funziona, al di là di ogni tecnica. Cos’è che ci tocca? Cosa ci spaventa? Cosa ci commuove? Cosa ci rende felici? Di solito da una piccola idea, se coltivata con passione, può nascere una buona storia, perché via via che la portiamo nella mente, quasi senza accorgercene, si trasformerà in qualcosa di più complesso, si affacceranno nuovi personaggi, avremo idee inaspettate, addirittura potrebbe modificarsi drasticamente.  Un buon esercizio per cominciare può essere quello di mettersi sdraiati, rilassati, possibilmente al buio in un posto silenzioso e iniziare a ricordare. Diciamo a noi stessi: “ io ricordo quella volta che …”

-         Ho aspettato a lungo

-         Ho riso fino alle lacrime

-         Ho ballato

-         Sono stata sveglia tutta la notte

-         Ho rischiato di …

-         Ho sperato che …

-         Ho sentito …

-         Non sapevo scegliere fra …

-         Ecc. ecc


Se poi siete amanti della musica, potete mettere un leggero sottofondo, qualcosa che vi possa ispirare. Una volta dato il via alla vostra mente, si susseguirà una serie di ricordi concatenati … chissà dove o cosa vi porteranno?

E voi? Come fate a far nascere una buona idea? Come riuscite a entrare nello stato emotivo adatto a scrivere? Seguite dei rituali ben precisi o vi mettete al computer, anche se non avete nessuna idea?    

Open Day - Parco della Gherardesca - Firenze

Domenica 16 Dicembre il Four Seasons Hotel Firenze apre i cancelli del Parco della Gherardesca per un'iniziativa di solidarietà a favore dei bambini dell'Istituto degli Innocenti di Firenze.

Tante le attività previste: mercatini di Natale, la Bottega dei Ragazzi, la magica TruccaFate.
Potrete gustare castagne, cioccolata calda, vin brulè.

Programma:
11.30 arrivo della compagnia di Babbo Natale
12.00 esibizione del "Piccolo coro Melograno"

orario: dalle 10 alle 16 - offerta simbolica minima 1 euro

ingressi:
Via Gino Capponi 54
Borgo Pinti 97
Piazzale Donatello 12

Info 055 26 261

giovedì 13 dicembre 2012

Sabato 15 Dicembre - I TRE DONI DEL VENTO TRAMONTANO

Il circolo Gino Baragli è un centro culturale e ricreativo di non vedenti e ipo vedenti  dell'unione italiana ciechi e  rappresenta  un luogo di incontro tra le diversità e l'esperienza umana, la creatività e la cultura, lo sport e la voglia di stare insieme.
 
"Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze ". Paul Valèry
 
 
Vi invita sabato 15 dicembre  al primo spettacolo  per bambini/e  con la partecipazione dei" Pupi di Stac"  i burattini dal 1946 a Firenze,  presentano I TRE DONI DEL VENTO  TRAMONTANO
 
I tre doni magici sono un motivo ricorrente nella fiabistica popolare o d'autore, così come sono tre le prove da superare, le reginotte da marito, le mele d'oro, i fratelli che si contendono il trono e così via. TRE è il numero perfetto che ricorre nella leggenda e nel mito. Questi tre doni sono fatti dal Vento Tramontano, qui a rappresentare le divinità della natura, che donano e tolgono, provvedono e infieriscono su chi in loro confida e di loro vive. Ma il vento che soffia sui campi di questi contadini toscani e sulla nidiata dei loro figlioletti, è un vento in fondo bonario che fa soltanto il suo mestiere. I veri antagonisti sono gli avidi e i prepotenti che, con la dialettica e l'inganno, riescono a defraudare i poveretti dei doni soprannaturali che la natura offre loro. Il pubblico dei bambini, che è particolarmente intransigente di fronte all'arroganza ed all'ingiustizia, partecipa con trepidazione alla vicenda fino alla conclusione che, almeno nelle fiabe, è sempre felice e liberatoria.
  
Lo spettacolo inizia alle 16.30 - costo: euro 4 bambino/a    euro 6 adulto.
 
Circolo Gino Baragli: via  Cocchi 17, Firenze.
 
Per info: 3396956170
 
 


lunedì 10 dicembre 2012

Si riparte!

Carissimi, l'avventura del racconto a puntate di Olga finisce qui. Oggi ho pubblicato l'ultima puntata. Aspetto, come al solito, le vostre impressioni e i vostri commenti. Dal prossimo post riprende la "programmazione" abituale di scrittura creativa, buoni propositi (è quasi Natale e siamo "in tema" ...) e segnalazioni varie. A presto!

"Olga, nuda fra le nuvole" - ultima puntata


Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì

Volano i giorni, volano come le foglie che il vento disperde lungo i viali, volano veloci come poesie consumate in fretta. Olga è appena rientrata a casa quando le squilla il cellulare. Sbuffa. Avrebbe solo voglia di buttarsi un po’ sul letto. Domenica sera è tornata dall’Argentario con un mal di gola e un raffreddore memorabili, ma è andata comunque a lavorare in questi giorni. Sempre meglio che stare a casa a rimuginare. Si affanna a cercare il cellulare in borsa, che è finito come al solito sul fondo.

- Pronto?

- Buonasera. Parlo con la signora Olga Cabonetti?

- Sì?

- Buonasera signora. La chiamo dal Centro di prevenzione. Sono arrivati i risultati delle sue analisi.

- Sono in anticipo rispetto a quanto mi avevano detto.

- Sì. Se ce la fa, può passare anche stasera. Chiudiamo fra un’ora.
 

Per un attimo non sa che dire. Le viene la tentazione assurda di chiederle di

aprire la busta.


- Ok. Grazie … - rimane incerta - … mi scusi, ma lei sa per caso … –

- No signora, mi dispiace. Non sono un medico – risponde la donna, con voce dolce.


Si guarda nello specchio. Ha l’aria stanca, il naso rosso, il foulard sgualcito

e mezzo slacciato.

I risultati sono in anticipo: non sa se considerarla una buona notizia o no. Però

dove lo trova il coraggio di andare a prenderli da sola? Alfredo chissà a che

ora tornerà … anche se lo chiamasse, non farebbe in tempo a tornare. Forse

potrebbe aspettare domani. Che differenza può fare? Ma prende la borsa e le

chiavi e s’incammina verso la casa dei suoi genitori. Fortuna che non stanno

lontani.

Quando arriva da loro, suo padre è appena rientrato e sua madre è già ai

fornelli a preparare la cena. Dopo il primo momento di sgomento, nel quale

nessuno ha mai pronunciato la parola “biopsia”, il clima fra loro sembra essere

normale. Come se nulla fosse successo. Forse potrebbe andare con loro a

prenderli.  
 

- Sono arrivati i risultati – dice appena entra in casa, ancora prima di salutarli. Chissà se l’affanno è per l’emozione  o per le scale fatte di corsa.

- Ah – risponde lui, cercando con gli occhi sua moglie, e in quell’unico suono Olga avverte un dolore represso.

- Andiamo a prenderli. Ma andate voi, però: io vi aspetto in macchina. Preferisco saperlo da voi.

La mamma è appoggiata all’acquaio, lo sguardo intrappolato in un pensiero

nascosto. Poi Olga sente suo padre che mormora: - io non ce la faccio.

Olga spalanca gli occhi. Rimane senza parole. Non ce la faccio, le ha confessato

suo padre. Quell’uomo amato, ma anche un po’ temuto, da bambina. Quell’uomo un po’severo, quell’uomo che le è sempre sembrato forte e sicuro, senza incertezze, scopre in un momento tutta la sua umanità e la sua paura.

- Come non ce la fai? – gli chiede allora lei, con dolcezza – babbo, anche io non ce la faccio – si sente una vigliacca, ma vuole essere protetta.

La mamma si sfila il grembiule, senza parlare, si avvia a mettersi le scarpe, si passa un filo di rossetto e si pettina i capelli.

- Andiamo – dice soltanto, col coraggio delle mamme, e li attende, ferma, vicino alla porta.

Montano in macchina. Olga dietro, come da bambina. Non parlano. Le luci della
sera nascondono le loro espressioni, li proteggono. Arrivano davanti all’istituto ed i suoi genitori si girano un attimo a guardarla. Lei fa un cenno e annuisce.

Scendono e si avviano per le scale. Olga si fa rapire dai fari delle macchine che
sfrecciano. Vorrebbe salire su un’auto qualsiasi e appropriarsi di un’altra vita,
all’improvviso.

Lei e lui si prendono per mano. Davanti alla signorina consegnano la delega di
Olga per il ritiro delle analisi. Devono ricordarsi di respirare, perché sono così tesi che capiscono a malapena cosa stanno facendo. Tutto ha un suono e un
significato diverso. La signora del banco scorre le varie buste: impossibile che
rifletta sul fatto che il suo gesto frettoloso sfogli vite di persone. Magari ci avrà
anche pensato qualche volta, ma poi tutto diventa automatico: sono solo nomi
scritti a computer su un’etichetta. Eccola la busta. Gliela consegna. La coppia la prende e va a sedersi poco distante, su una fila di seggioline vicine all’uscita, un po’ appartate. Lui la tiene un momento, rigirandosela fra le mani, allora lei gliela sfila dalle dita. La apre. Leggono, col fiato sospeso, le teste vicine, sperando che i termini medici non siano incomprensibili. Arrivano in fondo, si abbracciano e piangono. E’ come se l’avessero fatta di nuovo, la loro figlia, come averla partorita la seconda volta.

Ma presto, presto, c’è Olga in macchina, che è in pena ed ha paura. Quasi corrono per le scale, e Olga li vede arrivare così, insieme, tenendosi per mano come due fidanzati, con una piccola busta che sventola come fosse un fazzoletto.

Hanno volti sorridenti. Entrano in macchina e le danno la busta.

-          Leggila, leggila! – la incitano, e Olga capisce che è salva.

Non è un tumore. Era qualcos’altro. Si sente scendere dentro una tranquillità mai provata, quasi un torpore. Il corpo si abbandona. Questa volta ha vinto lei. E si gusta il momento. Promette a se stessa che da oggi vivrà in modo diverso, meno ordinato, meno programmato, che non rimanderà più a domani, a un tempo migliore.

Sono le solite promesse che si fanno a se stessi in queste occasioni, vedrai se non ti farai intrappolare di nuovo dai soliti schemi Ti dico di no, questa volta non succederà, risponde a se stessa, a quella se stessa così precisetta e anche un po’ antipatica, ma che le fa comunque tenerezza. Ti dico che ti aiuterò a cambiare. L’altra lei non risponde, se ne sta zitta, ma le pare di intravederla riflessa nel vetro del finestrino, che le sorride, intimidita. Per questa volta rimane zitta. Magari il programma, in fondo, piace anche a lei.   
 
FINE
 

domenica 2 dicembre 2012

"Olga, nuda fra le nuvole" - settima puntata


9 febbraio, domenica

Deve essere piovuto tutta la notte, a giudicare dalle pozze che la pioggia ha lasciato in giardino. Sembrano dei laghetti. Olga si stiracchia: ha sognato tanto stanotte, ma non ricorda niente di preciso. Si aggira per la camera facendo meno rumore possibile. Tutto tace in casa, devono essere ancora tutti addormentati. Va in cucina in pigiama e decide di apparecchiare la tavola per tutti e imbandire una bella colazione. Prepara la macchinetta del caffè, sistema due succhi di frutta sulla tavola, i tovagliolini, riscalda le brioscine nel micro onde. Il profumino che si diffonde, pian piano fa arrivare anche gli altri. Solo un cenno e un sorriso ad Alfredo, che ha un risveglio lento e la mattina non carbura finché non ha preso un caffè; Camilla invece arriva strusciandosi il viso, che è il tipico segnale di quando ha ancora sonno ma cerca di svegliarsi; infine Michele, che invece sembra già pronto alla nuova giornata. Dalle tende di cucina fa capolino un solicino un po’ debole ma promettente, che bacia Olga in fronte. Lei si assapora quel bacio, socchiudendo gli occhi.

-          Che si fa oggi? – chiede Michele addentando con voracità la prima brioscina.

-          Mah … se vi va di fare un giro potremmo andare a Orbetello. Facciamo due passi, vediamo un po’ di negozi … - propone Camilla – fra l’altro oggi c’è il mercato. Di solito ci sono diversi banchi di ceramiche, magari Olga trova un pezzo carino per la sua collezione di tazze –

-          Ci mancavano, infatti – commenta Alfredo, quasi rassegnato all’invasione di tazze e tazzine di ogni forma e colore.

-          Allora non perdiamo tempo – ride Olga – corro a vestirmi!

Torna in camera e si veste, per fortuna che ha portato il suo solito foulard: stamani si è alzata con la gola in fiamme, ma non le importa. Tutto è di secondaria importanza, vuole smettere di ascoltare tutti i segnali del corpo. Quando montano in macchina, si siede dietro, con Alfredo, la nuca appoggiata alla sua spalla: vuole gustarsi il paesaggio mentre la macchina mangia la strada che li porta ad Orbetello. La veduta della laguna, con il promontorio dell’Argentario e il mulino delle antiche saline, ha una luce particolare che la rende magica. Potrebbe fare una foto, basterebbe mettere la mano nella tasca del giubbotto e tirare fuori la macchina fotografica, ma decide di no. Fa una foto col cuore. Click. La porterà per sempre dentro di sé, senza quegli inutili ingombri di album da riempire. Quante volte le è capitato di vedere un paesaggio mozzafiato e quante volte la foto scattata non ha restituito appieno tutta la magia catturata dall’occhio e dal cuore? Si è ritrovata spesso a fissare un’immagine che a stento restituiva l’emozione della prima vista. Arrivano a Orbetello e iniziano la loro passeggiata addentrandosi nel centro storico. C’è un vivace via vai di persone e davanti al Palazzo del Podestà è stato allestito un mercatino. Olga e Camilla si fermano incuriosite, qualcuno espone dei bei pezzi di antiquariato. Nella confusione dei vari banchi, Olga nota diverse mamme con i passeggini, che si muovono con difficoltà fra la piccola folla. Un neonato spalanca la piccola boccuccia in un poderoso sbadiglio. Chissà come sarebbe Alfredo come babbo, si chiede Olga, e al pensiero sente una piccola fitta allo stomaco. Piccola, ma decisa. Alfredo l’anno scorso le aveva detto che non si sentiva ancora pronto a diventare padre. Poi finalmente, dopo mille insistenze, si è lasciato convincere, ma il miracolo non si è ancora compiuto e lei comincia a pensare che forse c’è qualcosa che non va. Camilla si è fermata a chiacchierare con un ambulante e Olga contempla il piccolo con tenerezza ed un pizzico d’invidia. Bisognerebbe vivere la vita con una sorta di giocosa e inconsapevole irragionevolezza – pensa osservando le manine minuscole del bambino – bisognerebbe non essere così pragmatici e organizzare tutto, bisognerebbe non perdersi il bello del viaggio, e dell’imprevisto. Perché poi mentre tu organizzi tutto, la vita fa il suo corso, prende le sue curve, s’inerpica in salite che non avresti immaginato, ti sorprende in discese da batticuore. Ma tu sei sempre lì che pensi a quando sia il momento giusto per vivere … - cerca con lo sguardo Alfredo, che poco distante parla con Michele, e per un attimo sente una punta di risentimento. Come ha potuto essere così egoista? Forse ora è troppo tardi per realizzare quel sogno, forse …  

-          Ti va un caffè? – Camilla la prende sottobraccio e Olga si lascia guidare fuori dalla folla, in un bar. Mentre sorseggia la bevanda bollente, dà uno sguardo distratto alle vetrine di fronte. Su un manichino c’è una giacca di lana cotta, rossa fuoco.

-          Paghi tu, Alfredo? Vado qui davanti a vedere una cosa.

 Esce e attraversa in fretta. Ma non si ferma a guardare la vetrina, ne’ il cartellino del prezzo. Entra e chiede alla commessa gentile di provare quella giacca, perché chissà come le dona quel modello, con la cintura in vita che le mette in risalto la figura snella e il punto vita. Si guarda allo specchio.

-          Le sta benissimo – le dice la commessa, sorridendo – ci vuole proprio un fisico come il suo per portare questo capo. E poi questo rosso le dona particolarmente –

Olga si gira e le sorride. – E’ davvero bella. Spero che non costi troppo.

La commessa fa per aprire bocca e dirle il prezzo, ma Olga la interrompe con un gesto della mano.

-          La prendo. E la tengo addosso – continua porgendo alla commessa il suo giubbotto – me lo può mettere in una busta?

Esce dal negozio con il suo nuovo acquisto e se lo stringe addosso. E’ caldo. Il prezzo era salato, ma è un bel capospalla, ha delle belle rifiniture, la fa sentire bene. Gli altri la guardano un po’ perplessi dall’improvviso acquisto, proprio lei che pondera sempre tutto. – Colpo di fulmine? – le chiede Alfredo.

Olga alza le spalle, sorride e fa una piccola giravolta per farsi ammirare. La luce del sole gioca con il colore dei suoi capelli. Alfredo sente un tuffo al cuore, e per un attimo, chissà perché, avverte un brivido lungo la schiena.       

Continua …

sabato 1 dicembre 2012

Benvenuto Dicembre!


“I venditori di caldarroste stavano agli angoli delle strade. Dietro i vetri appannati delle osterie, v’erano uomini seduti ai tavoli, con le carte in mano e il litro davanti. Le donne, curve dal freddo, negli scialli striminziti, le mani sotto i grembiuli, traversavano le strade. Alla fontanella di Piazza Santa Croce l’acqua era gelata nella grande conchiglia di marmo che la riceveva. I vetturini si riscaldavano incrociando le mani sotto le ascelle. Sulla via Pietrapiana si animava, con le luci dei negozi, il traffico della sera; davanti al venditore di castagnaccio v’era sempre ressa di avventori.” 
                                                                                              Vasco Pratolini